Giuseppe Di Bartolomeo, sindaco di Colledara

Giuseppe Di Bartolomeo, sindaco di Colledara

Un no, forte e unanime, al taglio della guardia medica. L’ha detto ieri mattina il consiglio comunale congiunto che si è svolto al Colledara e che ha riunito sindaci, giunte e consiglieri di Colledara, Castel Castagna, Castelli e Isola del Gran Sasso. La Asl il 7 gennaio, applicando una delibera regionale, ha decretato la chiusura delle guardie mediche di Fano Adriano, Colledara, Campli, Valle Castellana e Torricella. La Regione, in pratica, ha modificato il parametro di assegnazione della guardia medica: ora è una ogni cinquemila abitanti e non più ogni tremila. E quindi il bacino composto da Colledara, Castel Castagna e Castelli, chesupera di poco in quattromila abitanti, è stato sopresso.

I quattro consigli riuniti- era presente anche quello di Isola perchè ora tutti i pazienti si riverseranno sulla sua guardia medica – presieduti dai sindaci Giuseppe Di Bartolomeo (Colledara), Silvio De Antoniis (Castel Castagna), Enzo De Rosa (Castelli) e Alfredo Di Varano (Isola) hanno approvato all’unanimità una delibera, che sarà inviata anche alla Regione, in cui si chiede un incontro urgente con il direttore generale della Asl,Giustino Varassi «per farlo tornare sui propri passi», dichiara il padrone di casa, Di Bartolomeo, «se non dovesse accadere agiremo al Tar perchè ci sono già sentenze di tribunali amministrativi della Calabria e del Lazio che non condividono il requisito del numero degli abitanti per la sussistenza della guardia medica. Il consiglio congiunto è stato il primo passo: vogliamo coivolgere anche altri Comuni della montagna che hanno subito lo stesso danno. In sostanza i quattro Comuni, all’unanimità e al di fuori dei condizionamenti politici, hanno deliberato che la decisione della Asl è uno scempio: basarsi sul numero degli abitanti per la montagna è impossibile, i tempi di percorrenza da un estremo all’altro del territorio sono elevati, considerate le strade. Si dovrebbe basare invece sulla tempestività dell’intervento».

Un po’ tutti ieri mattina hanno fatto notare che l’ultimo taglio si aggiunge a quello del medico dalla postazione del 118 di Isola e delle vaccinazioni da distretto sanitario di Isola, dal luglio scorso. «Non è possibile risparmiare sulla pelle dei cittadini. E bisogna pure accertare se il risparmio è reale», conclude Di Bartolomeo. Il consigliere provinciale dell’Idv Mauro Sacco, che è anche medico a Colledara, ieri ha chiarito alcuni aspetti per cui «la decisione della Asl è inaccettabile.

Alfredo Di Varano, sindaco di Isola del Gran Sasso

Alfredo Di Varano, sindaco di Isola del Gran Sasso

La distanza fra Befaro e Casale San Nicola è enorme, ci vuole un’ora: come può essere curato tempestivamente un paziente in emergenza? Tantopiù che non c’è più il medico 118. E’ un’assurda decisione della Regione che per far quadrare i conti mette a repentaglio salute delle persone di paesi già disagiati dell’entroterra. Se si devono fare tagli, si tagliasse la guardia medica dove c’è l’ospedale, non nelle zone non c’è nessun presidio sanitario. E poi la decisione è contraria a una direttiva europea: la razionalizzazione va fatta in base ai tempi di soccorso, non devono essere superiori ai 20 minuti. Non capisco: la Asl spende milioni per le Utap, cioè i nuclei di cure primarie, e poi vuol risparmiare con 5 guardie mediche».

L’affollata aula del municipio ha registrato anche l’intervento di Sergio D’Ascenzo, presidente della Croce bianca di Isola e sindacalista: «E’ una grave disattenzione della Asl nei confronti dell’area montana: i tempi di attesa di un medico di guardia medica saranno almeno raddoppiati. Il problema non sta nella mera lamentela della popolazione che vuole il medico, ma è un controsenso pensare di risparmiare raddoppiando il tempo di intervento: gli esiti di cure eseguite in ritardo su un paziente faranno spendere molto di più. Facciamo l’esempio di un paziente con difficoltà respiratoria: se il medico arriva in 15 minuti c’è un epilogo, se invece dopo mezz’ora o un’ora ci sono danni, postumi che possono richiedere ad esempio l’assistenza domiciliare integrata o addirittura la rianimazione. E poi ora sede di Isola del 118 è in affanno: non c’è più il medico e c’è solo un infermiere su 12 ore, devono sopperire i volontari, ma con gli stessi soldi». Contro la decisione di Regione e Asl si sono già espressi i Comuni di Montorio, Fano e Crognaleto.