«I fedeli di San Pietro sono tutti con me, quelli che protestano sono solo tre persone e lo fanno per motivi personali e anche politici, perché l’attività sociale che svolgo da molti anni nella zona dà fastidio a qualche politico». Così don Enzo Chiarini, il sacerdote teramano noto per la sua ultraventennale missione in Burundi, dà la propria versione del caso – riferito dal Centro in un articolo di alcuni giorni fa – che investe la sua parrocchia, quella di San Pietro di Isola, dov’è tornato da un anno. Per don Enzo, a dire il vero, non ci sarebbe alcun caso. Non c’è adesso, dice, come non ci fu vent’anni fa, quando un nutrito gruppo di parrocchiani chiese e ottenne l’intervento dell’allora vescovo Antonio Nuzzi perché scontento della conduzione della parrocchia. «Non è vero che Nuzzi mi mandò via», tiene a chiarire sulla vicenda di allora don Enzo, che scrive in una nota: «Siccome io insistevo perché mi lasciasse partire per il Burundi, Nuzzi esigette mie lettere di dimissioni, ne conservo due, e a distanza di circa un anno mi concesse la firma e l’accordo per tornare in Burundi. Quindi Nuzzi non mi trasferì in altra sede, ma solo confermò la mia richiesta di tornare in Burundi, dove fin dal 1990 avevo ripreso i contatti».

La ferita di allora tuttavia non si è mai rimarginata del tutto visto che, al ritorno di don Enzo dal Burundi, una delegazione di parrocchiani ha chiesto al vescovo attuale, Michele Seccia, di rimuovere il parroco. Seccia non lo ha fatto,ma che un problema ci sia lo ha confermato al Centro lo stesso vescovo, dichiarando in sintesi: vorrei un chiarimento, vorrei che le due parti dialogassero alla mia presenza, ma finora non è stato possibile. Chiarini: «Se il vescovo dice così, è un problema suo. Io sono disponibile a un chiarimento, sono loro che non lo vogliono». Ma quello che don Enzo vuole sia evidenziato è che sono solo tre famiglie a protestare. «Si servono», scrive, «dei Frati Passionisti per le loro ricorrenze religiose, per esempio hanno prenotato un battesimo, da celebrarsi a San Gabriele il 13 gennaio prossimo, e mandano i loro figli a catechismo a Isola. Non ho mai negato loro questo diritto di snobbare la parrocchia. A San Pietro si fa catechismo, sotto la mia direzione e alla presenza, esigita, dei genitori che sono molto soddisfatti».

Chiarini allega alla sua lunga replica due note che lo difendono. Una del comitato parrocchiale, con le cinque firme dei componenti, e una di un gruppo di giovani del paese, con sei firme allegate. Nella nota del comitato parrocchiale si legge: «Abbiamo letto con stupore e con sdegno le notizie pubblicate. A San Pietro non esiste nessuna opposizione contro don Enzo. Gli abbiamo chiesto da tanto tempo di tornare tra noi, dopo l’impegno in Burundi. Fa catechismo lui stesso e le sue messe sono molto seguite. Contro di lui ci sono stati e forse ci sono ancora dei politici che strumentalizzano quei pochissimi, massimo 3-4, che non hanno mai approvato il suo impegno a favore della nostra frazione».

Don Enzo Chiarini conclude: «Volendo si potrebbero raccogliere tutte le firme del paese, ma la Curia vescovile ci ha consigliato di evitare fratture inutili nel paese, basta chiedere per informarsi sulla vera situazione. Si deve tener presente che come missionario in Burundi abbiamo in corso iniziative e contatti, in tutta la regione Abruzzo, a Roma e a Bergamo, e il vostro articolo crea imbarazzo, disguidi e gravi danni di immagine».