Il consorzio Mote paga 200mila euro alla Deco, la raccolta è ripartita

Il servizio di raccolta dei rifiuti per i 20 comuni del consorzio Mote, che mercoledì si sono visti sbarrare i cancelli della discarica di Casoni di Chieti a causa dei mancati pagamenti, ripartirà stamattina.

A dare la notizia il presidente della società pubblica Ermanno Ruscitti che, ieri pomeriggio, si è recato di persona nella banca di riferimento, la Tercas, per effettuare un bonifico-tampone di 200mila euro a favore della Deco. Si tratta di una somma parziale rispetto al dovuto ma che è stata ritenuta sufficiente dai gestori della discarica.

L’accordo raggiunto ieri prevede un piano di rientro che lo stesso Ruscitti definisce «fattibile». Altri soldi dovrebbero essere trasferiti tra lunedì e martedì in concomitanza con il pagamento, da parte dei Comuni inadempienti, di parte delle somme mancanti. «Si tratta di un grande risultato per questo cda», afferma Ruscitti, «mi auguro che, dopo questa lezione, qualche Comune cominci a collaborare più attivamente con noi. Spero che in futuro non ci si debba più trovare di fronte a situazioni del genere, che vanno a penalizzare le amministrazioni più attente».

Se per i comuni del Mote sembra essersi tutto risolto, non si placa la polemica intorno al sistema di gestione dei rifiuti.

A prendere la parola è l’assessore regionale Mauro Di Dalmazio, indicato dal consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini come uno dei responsabili delle alte tariffe pagate nel Teramano per il conferimento nelle discariche. Accuse respinte al mittente, reo di non aver fatto il suo dovere quando ricopriva il ruolo di amministratore.

«Le criticità del sistema dei rifiuti della provincia di Teramo», afferma, «sono dovute quasi integralmente al fallimento gestionale del polo di Grasciano, riconducibile ad una dissennata gestione alla quale il consigliere ha dato un decisivo contributo». Secondo Di Dalmazio Ruffini, quando era presidente della Provincia, non ha fatto alcun intervento in materia di rifiuti. Torna poi sull’accusa di mancato controllo. «La programmazione regionale esiste», conclude, «così come esistono le autorizzazioni ed i finanziamenti. La mancata attuazione è ascrivibile ai ritardi ed agli inadempimenti dei consorzi attuatori, riconducibili per lo più alla parte politica di Ruffini».

Fonte: Il Centro – Pietro Colantoni