Sono stati assolti perché il fatto non sussiste dal tribunale di Teramo i sei imputati, due tecnici Anas e quattro funzionari della società Strada dei Parchi, chiamati in causa per la morte di Claudio Brugiapaglia, manager anconetano di 35 anni. Il 12 aprile 2004 la sua auto Bmw precipitò dal viadotto Biselli dell’A24, dopo aver sfondato il guard-rail.

Alcuni mesi dopo, in circostanze analoghe, sullo stesso viadotto perse la vita Marco Iommi, 38 anni, odontotecnico di Latina. 

L’inchiesta sui due incidenti mortali ha portato a processo sei persone, tecnici dell’Anas e della società Strada dei Parchi, accusati in concorso di omicidio colposo, disastro colposo e omissione di ripari.  

Il pm ha chiesto una condanna a tre anni e sei mesi per tutti gli imputati, ma il giudice Angela Di Girolamo ha ritenuto di scagionare con la formula più ampia Giovanni Terchi Nocentini di Roma, all’epoca direttore dei lavori per l’Anas del tronco in cui si trova il viadotto; Antonio Caputi di Gioia dei Marsi, capo-lotto dell’Anas per lo stesso tratto; Giorgio Serra di Roma,Giuseppe Savini di Isola del Gran Sasso, Roberto Salza di Torino e Claudio Nugnes di Roma, tecnici della concessionaria Strada dei Parchi con diversi gradi gerarchici e di responsabilità. 

Secondo l’accusa, che si basava anche sulle conclusioni della perizia stilata dall’ingegner Berardo Naticchia, furono omessi i necessari controlli sulla costruzione del viadotto dell’A24 Roma-Teramo che sorge nel territorio di Isola del Gran Sasso, in particolare riguardo alle barriere di sicurezza. Queste, secondo il perito, non erano state costruite a regola d’arte e furono ricostruite allo stesso modo dopo il primo incidente. 

Secondo l’accusa vi sarebbero state negligenze nella gestione e manutenzione dell’autostrada che avrebbero concorso a causare le due morti. Gli imputati hanno sempre respinto le accuse, sostenendo anche l’assenza di una prova che una diversa costruzione del guard-rail e una diversa manutenzione avrebbero impedito all’auto di sfondare la barriera.  

L’inchiesta era stata aperta sulla base di un esposto della sorella della vittima, Laura, fino a un mese fa costituita parte civile mediante l’avvocato Riccardo Leonardi. Poi, sfiancata da un processo che durava da anni, la donna ha deciso di accettare un risarcimento dei danni e di rinunciare alla parte civile, prevedendo che le accuse nel frattempo si sarebbero comunque prescritte. Ieri Laura ha sfogato tutta la sua amarezza per l’esito del processo sulla bacheca del gruppo di Facebook intitolato: “Giustizia negata a Claudio Brugiapaglia”.

Fonte: Il Centro