Le 10 domande sull’acqua

 

Prendendo spunto da un commento di un affezionato lettore pubblichiamo 10 domande riguardanti la gestione del servizio idrico a cui come cittadini chiediamo risposta per una scelta consapevole e partecipata.

A seguito della proposta approvata in Consiglio Comunale di una “delibera di indirizzo relativa al passaggio dell’acquedotto comunale e della gestione del servizio alla Ruzzo Reti”, nel nostro territorio si è subito sviluppata un’accesa discussione tra favorevoli e contrari. Sempre nella delibera approvata si prevede il ricorso a una qualche forma di consultazione popolare come condizione necessaria per dare piena applicazione alla delibera.

Nell’attesa che l’Amministrazione Comunale decida quale sarà la modalità con la quale chiedere ai cittadini di esprimersi sulla questione, è importante raccogliere e pubblicare la quantità maggiore di informazioni per rendere tutti consapevoli delle scelte che stiamo facendo.

Prendendo spunto dalle 7 domande poste da un visitatore del sito (luca) pubblichiamo 10 domande a cui auspichiamo una risposta da parte dell’amministrazione comunale o da chiunque sia in grado di fornire informazioni o abbia proposte in merito.

Prima di leggere le domande consultate alcune pagine informative su:

Ecco le 10 domande;
  1. Cosa comporta a livello di gestione della risorsa idrica l’aver aderito all’ATO? Quali sono gli accordi? Quali i riferimenti legislativi?
  2. Sarebbe possibile in futuro per il Comune uscire dall’ATO e revocare la cessione delle reti alla Ruzzo Servizi SPA?
  3. Quali sono i termini contrattuali delle concessioni già in essere tra Comune e Ruzzo Reti e Comune ed ENEL ENERGIA?
  4. Quali sono gli accordi contrattuali scritti, gli impegni di vario tipo, non verbali ma riscontrabili attraverso documentazione prodotta in incontri di accordo con Ruzzo Reti, se vi sono. Ossia, a che titolo la Ruzzo Reti preleva acqua dalle sorgenti sul nostro territorio come è visibile dal sito della società?
  5. La recente riforma dei servizi pubblici locali (D.L. 135/09) muove passi ancora più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici locali; di conseguenza è nato un forte movimento a favore dell’acqua pubblica che ha proposto agli enti un percorso per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato per proteggere l’acqua da interessi privati e affaristici: l’amministrazione comunale ha intrapreso qualche iniziativa in questo ambito? E’ plausibile prevedere qualche atto formale (ad esempio una delibera di consiglio) tra quelle proposte dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua a favore dell’acqua pubblica?
  6. Quali sono le richieste del Comune di Isola del Gran Sasso in caso di cessione del servizio idrico integrato alla Ruzzo Servizi? Verrà scritto nero su bianco la garanzia della fornitura idrica alla frazione di Forca di Valle? Sono previsti espliciti investimenti per l’ammodernamento della rete idrica del nostro territorio? Sono previste tariffe agevolate?
  7. Quali sono i termini dei contenziosi sulle captazioni e le opere abusive realizzate da Ruzzo Reti ed ENEL ENERGIA?
  8. Quali sono gli accordi, se esistono, tra Ruzzo Reti ed Amministrazione separata di Pretara?
  9. Recentemente il TAR Abruzzo ha emesso una sentenza circa un ricorso della Ruzzo Servizi SPA contro il Comune di Isola del Gran Sasso, contestando una delibera del 2004 in cui si definivano le tariffe per il servizio idrico. Nella sentenza il TAR ha rigettato il ricorso della società in quanto non aveva diritto a ricorrere in quanto solo soggetto affidatario ma ha ribadito che “…Il Collegio, quindi, pur condividendo in via generale le deduzioni di parte ricorrente secondo cui, nel regime della legge n.36/94, una volta costituitasi l’Autorità d’Ambito ed affidata la gestione del servizio, i singoli enti locali non possono, salve tipizzate eccezione, pretendere di continuare gestione “in proprio” il servizio, non può che pronunciarsi per l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse a ricorrere ex art.100 c.p.c..“. Quali sono le implicazioni di questa sentenza?
  10. L’ultima domanda è rivolta a noi cittadini: qualunque sia la decisione su chi gestirà il servizio idrico integrato nel prossimo futuro, siamo coscienti che l’acqua è diventata una risorsa limitata e quindi va gestita con oculatezza? Come conseguenza, abbiamo capito che tutti dovremmo installare i contatori per controllare e limitare gli sprechi? E magari non innaffiare i fiori e gli orti utilizzando “a sbafo” l’acqua della rete idrica pubblica mentre qualcuno non ha neanche l’acqua per lavarsi?

Ovviamente le domande sono rivolte a chiunque voglia contribuire alla discussione; per rendere la lettura più semplice, se volete pubblicare una risposta alle domande (anche ad una sola) inviatele  per email a acquapubblica@isoladelgransasso.it. Tutte le risposte saranno pubblicate in maniera strutturata in una apposita sezione e collegate a questa pagina.

Avvertimento: tutte le informazioni raccolte sono frutto di una ricerca personale nella rete, sicuramente non è una panoramica completa di una materia complessa e in continua evoluzione, ma ho cercato di raccogliere tutti gli elementi utili per farci divenire coscienti di una problematica che è importante e strategica per il nostro territorio.

  • RossoAlice

    Cos'è questo silenzio? La quiete prima della tempesta?
    Una proposta: perchè a Settembre non si riattiva la manifestazione sull'acqua organizzata negli scorsi anni? Ma questa volta con un tema preciso e locale: il servizio idrico integrato a Isola del Gran Sasso. Invitiamo come gli altri anni il rappresentante del Ruzzo, quello dell'ATO, il Comune e tutti i cittadini. Potrebbe essere un ottima occasione di confronto e chiarimento.

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  • Chuck

    Sono d'accordo ed è sacrosanto che l'aqua è di tutti, ma perchè farla gestire ai privati per il loro tornaconto??
    Mi sembra che sia in atto un movimento a livello nazionale rivolto all'indire un referendum verso l'abrogazione delle leggi sulla privatizzazione, speriamo che gli amministratori del Comune di Isola attendano almeno l'esito di questo eventuale referendum prima di vendere ciò che è nostro, altrimenti spero che ognuno venga responsabilizzato per le scelte che compie, soprattutto se le dovesse compiere, e non me lo auguro, per fini personali.

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  • conoscerexdeliberare

    Legge Galli
    L. 5 gennaio 1994, n. 36.
    Disposizioni in materia di risorse idriche.
    INDICE
    Capo I – Princìpi generali
    Capo II – Servizio idrico integrato
    Capo III – Vigilanza, controlli e partecipazione
    Capo IV – Usi produttivi delle risorse idriche
    Capo V – Disposizioni finali e transitorie
    Capo I – Princìpi generali
    1. Tutela e uso delle risorse idriche
    1. Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorchè non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e
    costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà.
    2. Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni
    future a fruire di un integro patrimonio ambientale.
    3. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il
    patrimonio idrico, la vivibilità dell'ambiente, l'agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi
    geomorfologici e gli equilibri idrologici.
    4. Le acque termali, minerali e per uso geotermico sono disciplinate da leggi speciali.
    2. Usi delle acque
    1. L'uso dell'acqua per il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi del medesimo corpo
    idrico superficiale o sotterraneo. Gli altri usi sono ammessi quando la risorsa è sufficiente e a
    condizione che non ledano la qualità dell'acqua per il consumo umano.
    2. Con decreto emanato, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, dal
    Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro dei lavori pubblici, ai sensi dell'articolo 17,
    comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, è adottato il regolamento per la disciplina delle
    modificazioni artificiali della fase atmosferica del ciclo naturale dell'acqua.
    3. Equilibrio del bilancio idrico
    1. L'Autorità di bacino competente definisce ed aggiorna periodicamente il bilancio idrico diretto ad
    assicurare l'equilibrio fra le disponibilità di risorse reperibili o attivabili nell'area di riferimento ed i
    fabbisogni per i diversi usi, nel rispetto dei criteri e degli obiettivi di cui agli articoli 1 e 2.
    2. Per assicurare l'equilibrio tra risorse e fabbisogni, l'Autorità di bacino competente adotta, per
    quanto di competenza, le misure per la pianificazione dell'economia idrica in funzione degli usi cui
    sono destinate le risorse.
    3. Nei bacini idrografici caratterizzati da consistenti prelievi o da trasferimenti, sia a valle che oltre
    la linea di displuvio, le derivazioni sono regolate in modo da garantire il livello di deflusso
    necessario alla vita negli alvei sottesi e tale da non danneggiare gli equilibri degli ecosistemi
    interessati.
    Archivio leggi in materia di risorse idriche e suolo del Gruppo 183
    Gruppo 183 Associazione per la difesa del suolo e delle risorse idriche
    Sito web: http://www.gruppo183.org e-mail:gruppo183@uni.net tel. 06 5881705
    4.Competenze dello Stato
    1. Il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Comitato dei ministri per i servizi tecnici
    nazionali e gli interventi nel settore della difesa del suolo, di cui all'articolo 4, comma 2, della legge
    18 maggio 1989, n. 183 , e successive modificazioni, sentita la Conferenza permanente per i
    rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nell'esercizio delle
    funzioni di cui al medesimo articolo 4 della citata legge n. 183 del 1989 , con propri decreti
    determina:
    a) le direttive generali e di settore per il censimento delle risorse idriche, per la disciplina
    dell'economia idrica e per la protezione delle acque dall'inquinamento;
    b) le metodologie generali per la programmazione della razionale utilizzazione delle risorse idriche
    e le linee della programmazione degli usi plurimi delle risorse idriche;
    c) i criteri e gli indirizzi per la programmazione dei trasferimenti di acqua per il consumo umano di
    cui all'articolo 17;
    d) le metodologie ed i criteri generali per la revisione e l'aggiornamento del piano regolatore
    generale degli acquedotti, e successive varianti, di cui alla legge 4 febbraio 1963, n. 129, e
    successive modificazioni, da effettuarsi su scala di bacino salvo quanto previsto all'articolo 17;
    e) le direttive ed i parametri tecnici per la individuazione delle aree a rischio di crisi idrica con
    finalità di prevenzione delle emergenze idriche;
    f) i criteri per la gestione del servizio idrico integrato, costituito dall'insieme dei servizi pubblici di
    captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle
    acque reflue;
    g) i livelli minimi dei servizi che devono essere garantiti in ciascun ambito territoriale ottimale di cui
    all'articolo 8, comma 1, nonchè i criteri e gli indirizzi per la gestione dei servizi di
    approvvigionamento, di captazione e di accumulo per usi diversi da quello potabile;
    h) meccanismi ed istituti di conguaglio a livello di bacino ai fini del riequilibrio tariffario;
    i) i sistemi già esistenti che rispondano all'obiettivo di cui all'articolo 17, ai fini dell'applicazione del
    medesimo articolo.
    2. Per lo svolgimento delle attività di cui al comma 1, il Comitato dei ministri di cui all'articolo 4,
    comma 2, della citata legge n. 183 del 1989 , e successive modificazioni, senza oneri ulteriori a
    carico del bilancio dello Stato, si avvale del supporto tecnico e amministrativo del dipartimento per i
    servizi tecnici nazionali della Presidenza del Consiglio dei ministri, della direzione generale della
    difesa del suolo del Ministero dei lavori pubblici e del servizio per la tutela delle acque, la disciplina
    dei rifiuti, il risanamento del suolo e la prevenzione dell'inquinamento di natura fisica del Ministero
    dell'ambiente.
    5. Risparmio idrico
    1. Il risparmio della risorsa idrica è conseguito, in particolare, mediante la progressiva estensione
    delle seguenti misure:
    a) risanamento e graduale ripristino delle reti esistenti che evidenziano rilevanti perdite;
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    b) installazione di reti duali nei nuovi insediamenti abitativi, commerciali e produttivi di rilevanti
    dimensioni;
    c) installazione di contatori in ogni singola unità abitativa nonchè di contatori differenziati per le
    attività produttive e del settore terziario esercitate nel contesto urbano;
    d) diffusione dei metodi e delle apparecchiature per il risparmio idrico domestico e nei settori
    industriale, terziario ed agricolo.
    2. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dei
    lavori pubblici, emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , è
    adottato un regolamento per la definizione dei criteri e del metodo in base ai quali valutare le
    perdite degli acquedotti e delle fognature. Entro il mese di febbraio di ciascun anno, i soggetti
    gestori dei servizi idrici trasmettono al Ministero dei lavori pubblici i risultati delle rilevazioni
    eseguite con la predetta metodologia.
    6. Modalità per il riutilizzo delle acque reflue
    1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, in attuazione dell'articolo 2,
    primo comma, lettera e), della legge 10 maggio 1976, n. 319 , con decreto del Ministro
    dell'ambiente, sentiti i Ministri dei lavori pubblici, della sanità e dell'industria, del commercio e
    dell'artigianato, sono adottate norme tecniche riguardanti:
    a) le tipologie di uso dell'acqua per le quali è ammesso il reimpiego di acque reflue; le tipologie
    delle acque reflue suscettibili di riutilizzo; gli standard di qualità e di consumo; i requisiti tecnologici
    relativi ai trattamenti di depurazione da adottare;
    b) le modalità di impiego di acque reflue depurate, tenuto conto degli aspetti igienico-sanitari;
    c) le modalità per la realizzazione, la conduzione e l'adeguamento di impianti di depurazione e di
    reti di distribuzione di acque reflue per i diversi usi.
    2. La regione adotta programmi per attuare il risparmio idrico, prevedendo incentivi ed agevolazioni
    alle imprese che si dotino di impianti di riuso e di riciclo ovvero utilizzino acque reflue trattate,
    nonchè per realizzare acquedotti ad uso industriale, promiscuo e rurale.
    7. Trattamento delle acque reflue urbane
    1. Il Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri della sanità, dell'industria, del commercio e
    dell'artigianato e dei lavori pubblici, previo parere vincolante della Conferenza permanente per i
    rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, entro un anno dalla
    data di entrata in vigore della presente legge, con proprio decreto predispone il programma
    nazionale di attuazione della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente
    il trattamento delle acque reflue urbane. Il programma definisce le direttive, i criteri e gli indirizzi
    affinchè i comuni siano provvisti di reti fognarie e le acque reflue urbane siano depurate secondo le
    modalità e le norme tecniche stabilite dalla medesima direttiva.
    2. Il Ministro dell'ambiente, con proprio decreto emanato di concerto con i Ministri della sanità,
    dell'industria, del commercio e dell'artigianato e dei lavori pubblici, entro diciotto mesi dalla data di
    entrata in vigore della presente legge, provvede all'attuazione della citata direttiva 91/271/CEE in
    conformità alla legislazione vigente in materia di tutela delle acque dall'inquinamento.
    3. I decreti di cui ai commi 1 e 2 sono emanati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23
    agosto 1988, n. 400.
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    4. Il Ministro dell'ambiente, nell'ambito della relazione sullo stato dell'ambiente, riferisce al
    Parlamento sullo stato di attuazione della citata direttiva 91/271/CEE e della relativa normativa di
    recepimento. Il Ministro dell'ambiente provvede altresì ad informare le Comunità europee ed a
    fornire le altre comunicazioni previste dalla medesima direttiva. A tali fini, il Ministro dell'ambiente
    promuove e organizza la raccolta presso i comuni, le province e le regioni di tutti i dati necessari.
    Capo II – Servizio idrico integrato
    8. Organizzazione territoriale del servizio idrico integrato
    1. I servizi idrici sono riorganizzati sulla base di ambiti territoriali ottimali delimitati secondo i
    seguenti criteri:
    a) rispetto dell'unità del bacino idrografico o del sub-bacino o dei bacini idrografici contigui, tenuto
    conto delle previsioni e dei vincoli contenuti nei piani regionali di risanamento delle acque di cui
    alla legge 10 maggio 1976, n. 319, e successive modificazioni, e nel piano regolatore generale
    degli acquedotti, nonchè della localizzazione delle risorse e dei loro vincoli di destinazione, anche
    derivanti da consuetudine, in favore dei centri abitati interessati;
    b) superamento della frammentazione delle gestioni;
    c) conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici,
    demografici, tecnici e sulla base delle ripartizioni politico-amministrative.
    2. Le regioni, sentite le province interessate, nonchè le province autonome di Trento e di Bolzano,
    nell'ambito delle attività di programmazione e di pianificazione previste dagli articoli 3 e 17 della
    legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni, entro il termine di sei mesi dalla data di
    entrata in vigore della presente legge, provvedono alla delimitazione degli ambiti territoriali ottimali.
    Nei bacini idrografici di rilievo nazionale, ai sensi della citata legge n. 183 del 1989 , le regioni,
    sentite le province interessate, nonchè le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono
    alla delimitazione degli ambiti territoriali ottimali dopo aver sottoposto il progetto di delimitazione
    all'Autorità di bacino per la determinazione di competenza ai sensi dell'articolo 12, comma 4, della
    citata legge n. 183 del 1989.
    3. Qualora, nei bacini che non siano di rilievo nazionale, un acquedotto in regime di servizio
    pubblico, per concessione assentita o consuetudine, convogli risorse idriche derivate o captate in
    territori comunali ricadenti in più regioni, la delimitazione degli ambiti territoriali ottimali di cui al
    comma 1 è effettuata d'intesa tra le regioni interessate.
    4. Le regioni, sentite le province interessate, nonchè le province autonome di Trento e di Bolzano,
    d'intesa tra loro o singolarmente, nonchè l'Autorità di bacino, nell'ambito delle attività previste dagli
    articoli 3 e 17 della citata legge n. 183 del 1989, e successive modificazioni, per le finalità di cui
    alla presente legge provvedono nei bacini idrografici di loro competenza all'aggiornamento del
    piano regolatore generale degli acquedotti su scala di bacino ed alla programmazione degli
    interventi attuativi occorrenti in conformità alle procedure previste dalla medesima legge n. 183 del
    1989.
    5. Le regioni, sentite le province, nonchè le province autonome di Trento e di Bolzano, stabiliscono
    norme integrative per il controllo degli scarichi degli insediamenti civili e produttivi allacciati alle
    pubbliche fognature, per la funzionalità degli impianti di pretrattamento e per il rispetto dei limiti e
    delle prescrizioni previsti dalle relative autorizzazioni .
    6. Nei bacini di rilievo nazionale sono fatte salve le competenze statali di cui all'articolo 91, numero
    4), del D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 , esercitate dal Ministro dei lavori pubblici, su proposta
    dell'Autorità di bacino.
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    9. Disciplina della gestione del servizio idrico integrato
    1. I comuni e le province di ciascun ambito territoriale ottimale di cui all'articolo 8, entro il termine
    perentorio di sei mesi dalla delimitazione dell'ambito medesimo, organizzano il servizio idrico
    integrato, come definito dall'articolo 4, comma 1, lettera f), al fine di garantirne la gestione secondo
    criteri di efficienza, di efficacia e di economicità.
    2. I comuni e le province provvedono alla gestione del servizio idrico integrato mediante le forme,
    anche obbligatorie, previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, come integrata dall'articolo 12, L.
    23 dicembre 1992, n. 498.
    3. Per le finalità di cui al presente articolo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
    entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, disciplinano, ai sensi
    della L. 8 giugno 1990, n. 142, e successive modificazioni, le forme ed i modi della cooperazione
    tra gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale. Nei casi in cui la forma di cooperazione
    sia attuata per gli effetti dell'articolo 24 della L. 8 giugno 1990, n. 142 le regioni e le province
    autonome di Trento e di Bolzano individuano gli enti locali partecipanti, l'ente locale responsabile
    del coordinamento, gli adempimenti e i termini previsti per la stipulazione delle convenzioni di cui
    all'articolo 24, comma 1, della L. 8 giugno 1990, n. 142. Dette convenzioni determinano in
    particolare le procedure che dovranno essere adottate per l'assegnazione della gestione del
    servizio idrico, le forme di vigilanza e di controllo, nonchè gli altri elementi indicati all'articolo 24,
    comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142 . Decorso inutilmente il termine fissato dalle regioni e
    dalle province autonome, provvedono queste ultime in sostituzione degli enti inadempienti.
    4. Al fine di salvaguardare le forme e le capacità gestionali degli organismi esistenti che
    rispondono a criteri di efficienza, di efficacia e di economicità, i comuni e le province possono
    provvedere alla gestione integrata del servizio idrico anche con una pluralità di soggetti e di forme
    tra quelle di cui al comma 2. In tal caso, i comuni e le province individuano il soggetto che svolge il
    compito di coordinamento del servizio ed adottano ogni altra misura di organizzazione e di
    integrazione delle funzioni fra la pluralità di soggetti gestori.
    10. Gestioni esistenti
    1. Le aziende speciali, gli enti ed i consorzi pubblici esercenti i servizi, anche in economia, esistenti
    alla data di entrata in vigore della presente legge, continuano a gestire i servizi loro affidati fino alla
    organizzazione del servizio idrico integrato secondo le modalità di cui all'articolo 9.
    2. Le aziende speciali, gli enti e i consorzi pubblici esercenti i servizi, anche in economia, di cui al
    comma 1, ove ne sia deliberato lo scioglimento, confluiscono nel soggetto gestore del servizio
    idrico integrato, secondo le modalità e le forme stabilite nella convenzione. Il nuovo soggetto
    gestore subentra agli enti preesistenti nei termini e con le modalità previste nella convenzione e
    nel relativo disciplinare.
    3. Le società e le imprese consortili concessionarie di servizi alla data di entrata in vigore della
    presente legge ne mantengono la gestione fino alla scadenza della relativa concessione.
    4. Alla scadenza delle concessioni di cui al comma 3, i beni e gli impianti delle imprese già
    concessionarie sono trasferiti direttamente agli enti locali concedenti nei limiti e nelle forme di
    legge, se non diversamente disposto dalla convenzione.
    5. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro
    dei lavori pubblici, emanato d'intesa con il Ministro del tesoro, sentiti il Ministro dell'ambiente e le
    regioni interessate, nonchè le competenti Commissioni parlamentari, nel limite degli ordinari
    stanziamenti di bilancio, si provvede al riassetto funzionale ed organizzativo degli enti gestori di
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    servizi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera f), sottoposti a vigilanza statale, ridefinendone la natura
    giuridica e le competenze territoriali, nel rispetto dei criteri e delle modalità di gestione dei servizi di
    cui alla presente legge.
    6. Gli impianti di acquedotto, fognatura e depurazione gestiti dai consorzi per le aree ed i nuclei di
    sviluppo industriale di cui all'articolo 50 del testo unico delle leggi sugli interventi nel Mezzogiorno,
    approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1978, n. 218 , e successive
    modificazioni, e da altri consorzi di diritto pubblico, nel rispetto dell'unità di gestione, entro il 31
    dicembre 1995 sono trasferiti al gestore del servizio idrico integrato dell'ambito territoriale ottimale
    nel quale ricadono in tutto o per la maggior parte i territori serviti, secondo un piano adottato con
    decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, di
    concerto con il Ministro dell'ambiente, sentite le regioni, le province e gli enti interessati.
    7. Nel caso in cui le regioni, le province o altri enti pubblici siano titolari di servizi di cui all'articolo
    4; comma 1, lettera f), essi ne affidano la gestione nelle forme previste dall'articolo 22, comma 3,
    lettere b), c) ed e), della legge 8 giugno 1990, n. 142.
    11. Rapporti tra enti locali e soggetti gestori del servizio idrico integrato
    1. La regione adotta una convenzione tipo e relativo disciplinare per regolare i rapporti tra gli enti
    locali di cui all'articolo 9 ed i soggetti gestori dei servizi idrici integrati, in conformità ai criteri ed agli
    indirizzi di cui all'articolo 4, comma 1, lettere f) e g).
    2. La convenzione tipo prevede, in particolare:
    a) il regime giuridico prescelto per la gestione del servizio;
    b) l'obbligo del raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario della gestione;
    c) la durata dell'affidamento, non superiore comunque a trenta anni;
    d) i criteri per definire il piano economico-finanziario per la gestione integrata del servizio;
    e) le modalità di controllo del corretto esercizio del servizio;
    f) il livello di efficienza e di affidabilità del servizio da assicurare all'utenza anche con riferimento
    alla manutenzione degli impianti;
    g) la facoltà di riscatto da parte degli enti locali secondo i princìpi di cui al titolo I, capo II, del
    regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 4 ottobre 1986, n. 902 ;
    h) l'obbligo di restituzione delle opere, degli impianti e delle canalizzazioni dei servizi di cui
    all'articolo 4, comma 1, lettera f), oggetto dell'esercizio, in condizioni di efficienza ed in buono stato
    di conservazione;
    i) idonee garanzie finanziarie e assicurative;
    l) le penali, le sanzioni in caso di inadempimento e le condizioni di risoluzione secondo i princìpi
    del codice civile;
    m) i criteri e le modalità di applicazione delle tariffe determinate dagli enti locali e del loro
    aggiornamento, anche con riferimento alle diverse categorie di utenze.
    3. Ai fini della definizione dei contenuti della convenzione di cui al comma 2, i comuni e le province
    operano la ricognizione delle opere di adduzione, di distribuzione, di fognatura e di depurazione
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    esistenti e definiscono le procedure e le modalità, anche su base pluriennale, per assicurare il
    conseguimento degli obiettivi previsti dalla presente legge. A tal fine predispongono, sulla base dei
    criteri e degli indirizzi fissati dalle regioni, un programma degli interventi necessari accompagnato
    da un piano finanziario e dal connesso modello gestionale ed organizzativo. Il piano finanziario
    indica, in particolare, le risorse disponibili, quelle da reperire nonchè i proventi da tariffa, come
    definiti all'articolo 13, per il periodo considerato.
    12. Dotazioni dei soggetti gestori del servizio idrico integrato
    1. Le opere, gli impianti e le canalizzazioni relativi ai servizi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera
    f),di proprietà degli enti locali o affidati in dotazione o in esercizio ad aziende speciali e a consorzi,
    salvo diverse disposizioni della convenzione, sono affidati in concessione al soggetto gestore del
    servizio idrico integrato, il quale ne assume i relativi oneri nei termini previsti dalla convenzione e
    dal relativo disciplinare.
    2. Le immobilizzazioni, le attività e le passività relative ai servizi di cui all'articolo 4, comma 1,
    lettera f), ivi compresi gli oneri relativi all'ammortamento dei mutui, sono trasferite al soggetto
    gestore del servizio idrico integrato.
    3. Le regioni e, compatibilmente con le attribuzioni previste dai rispettivi statuti e dalle relative
    norme di attuazione, le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano
    disciplinano forme e modalità per il trasferimento ai soggetti gestori del servizio idrico integrato del
    personale appartenente alle amministrazioni comunali, dei consorzi, delle aziende speciali e di altri
    enti pubblici già adibito ai servizi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera f), della presente legge, alla
    data del 31 dicembre 1992. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono
    con legge al trasferimento del personale ai nuovi gestori del servizio idrico integrato; tale
    trasferimento avviene nella posizione giuridica rivestita dal personale stesso presso l'ente di
    provenienza. Nel caso di passaggio di dipendenti di enti pubblici e di aziende municipalizzate o
    consortili a società private che esercitano le medesime funzioni, si applica, ai sensi dell'articolo 62
    del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , la disciplina del trasferimento di azienda di cui
    all'articolo 2112 del codice civile.
    4. Il soggetto gestore del servizio idrico integrato, previo consenso della provincia e del comune
    già titolare, può gestire altri servizi pubblici, oltre a quello idrico, ma con questo compatibili, anche
    se non estesi all'intero ambito territoriale ottimale.
    5. Il servizio elettrico gestito, alla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell'articolo
    4, numero 5), della legge 6 dicembre 1962, n. 1643 , e dell'articolo 21 della legge 9 gennaio 1991,
    n. 9 , da aziende esercenti anche servizi di cui all'articolo 4, comma 1, lettera f), della presente
    legge può essere trasferito, con autorizzazione del Ministro dell'industria, del commercio e
    dell'artigianato, previo consenso del comune titolare della concessione di esercizio elettrico, al
    soggetto gestore del servizio idrico integrato.
    13. Tariffa del servizio idrico
    1. La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico come definito all'articolo 4, comma 1,
    lettera f).
    2. La tariffa è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle
    opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza
    della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia, in
    modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.
    3. Il Ministro dei lavori pubblici, di intesa con il Ministro dell'ambiente, su proposta del comitato di
    vigilanza di cui all'articolo 21, sentite le Autorità di bacino di rilievo nazionale, nonchè la
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    Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
    Bolzano, elabora un metodo normalizzato per definire le componenti di costo e determinare la
    tariffa di riferimento. La tariffa di riferimento è articolata per fasce di utenza e territoriali, anche con
    riferimento a particolari situazioni idrogeologiche.
    4. La tariffa di riferimento costituisce la base per la determinazione della tariffa nonchè per
    orientare e graduare nel tempo gli adeguamenti tariffari derivanti dall'applicazione della presente
    legge.
    5. La tariffa è determinata dagli enti locali, anche in relazione al piano finanziario degli interventi
    relativi al servizio idrico di cui all'articolo 11, comma 3.
    6. La tariffa è applicata dai soggetti gestori, nel rispetto della convenzione e del relativo
    disciplinare.
    7. Nella modulazione della tariffa sono assicurate agevolazioni per i consumi domestici essenziali
    nonchè per i consumi di determinate categorie secondo prefissati scaglioni di reddito. Per
    conseguire obiettivi di equa redistribuzione dei costi sono ammesse maggiorazioni di tariffa per le
    residenze secondarie e per gli impianti ricettivi stagionali.
    8. Per le successive determinazioni della tariffa si tiene conto degli obiettivi di miglioramento della
    produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato.
    9. L'eventuale modulazione della tariffa tra i comuni tiene conto degli investimenti effettuati dai
    comuni medesimi che risultino utili ai fini dell'organizzazione del servizio idrico integrato.
    14. Tariffa del servizio di fognatura e depurazione
    1. La quota di tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura e di depurazione è dovuta dagli utenti
    anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi
    siano temporaneamente inattivi. I relativi proventi affluiscono in un fondo vincolato e sono destinati
    esclusivamente alla realizzazione e alla gestione delle opere e degli impianti centralizzati di
    depurazione.
    2. Gli utenti tenuti all'obbligo di versamento della tariffa riferita al servizio di pubblica fognatura, di
    cui al comma 1, sono esentati dal pagamento di qualsivoglia altra tariffa eventualmente dovuta al
    medesimo titolo ad altri enti.
    3. Al fine della determinazione della quota tariffaria di cui al presente articolo, il volume dell'acqua
    scaricata è determinato in misura pari al volume di acqua fornita, prelevata o comunque
    accumulata.
    4. Per le utenze industriali la quota tariffaria di cui al presente articolo è determinata sulla base
    della qualità e della quantità delle acque reflue scaricate. E' fatta salva la possibilità di determinare
    una quota tariffaria ridotta per le utenze che provvedono direttamente alla depurazione e che
    utilizzano la pubblica fognatura.
    15. Riscossione della tariffa
    1. In attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 12, comma 5, della legge 23 dicembre 1992, n.
    498 , la tariffa è riscossa dal soggetto che gestisce il servizio idrico integrato come definito
    all'articolo 4, comma 1, lettera f), della presente legge.
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    2. Qualora il servizio idrico sia gestito separatamente, per effetto di particolari convenzioni e
    concessioni, la relativa tariffa è riscossa dal soggetto che gestisce il servizio di acquedotto, il quale
    provvede al successivo riparto tra i diversi gestori entro trenta giorni dalla riscossione.
    3. Con apposita convenzione, sottoposta al controllo della regione, sono definiti i rapporti tra i
    diversi gestori per il riparto delle spese di riscossione.
    16. Opere di adeguamento del servizio idrico
    1. Ciascun ente locale ha facoltà di realizzare le opere necessarie per provvedere all'adeguamento
    del servizio idrico in relazione ai piani urbanistici, previa convenzione con il soggetto gestore del
    servizio medesimo, al quale le opere sono affidate in gestione.
    17. Opere e interventi per il trasferimento di acqua
    1. Ai fini di pianificare l'utilizzo delle risorse idriche nei casi di cui all'articolo 4, comma 1, lettere c)
    e i), della presente legge, laddove il fabbisogno comporti o possa comportare il trasferimento di
    acqua tra regioni diverse e ciò travalichi i comprensori di riferimento dei bacini idrografici istituiti a
    norma della legge 18 maggio 1989, n. 183 , e successive modificazioni, le Autorità di bacino di
    rilievo nazionale e le regioni interessate, in quanto titolari, in forma singola o associata, dei poteri di
    Autorità di bacino, di rilievo regionale o interregionale, promuovono accordi di programma ai sensi
    dell'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142 , salvaguardando in ogni caso le finalità di cui
    all'articolo 3 della presente legge. A tal fine il Ministro dei lavori pubblici assume le opportune
    iniziative anche su richiesta di una Autorità di bacino o di una regione interessata, fissando un
    termine per definire gli accordi.
    2. Gli accordi di programma di cui al comma 1, su proposta delle Autorità di bacino e delle regioni
    interessate per competenza, sono approvati dal Comitato dei ministri di cui all'articolo 4, comma 2,
    della citata legge n. 183 del 1989 , e successive modificazioni, nel quadro dei programmi triennali
    di intervento di cui all'articolo 21 della medesima legge.
    3. Nell'ambito dell'accordo di programma sono stabiliti criteri e modalità per la esecuzione e la
    gestione degli interventi.
    4. In caso di inerzia, di mancato accordo o di mancata attuazione dell'accordo stesso, il Presidente
    del Consiglio dei ministri, in via sostitutiva, su proposta del Ministro dei lavori pubblici, previo
    congruo preavviso, sottopone al Comitato dei ministri di cui all'articolo 4, comma 2, della citata
    legge n. 183 del 1989 , e successive modificazioni, l'accordo di programma o le misure necessarie
    alla sua attuazione.
    5. Le opere e gli impianti necessari per le finalità di cui al presente articolo sono dichiarati di
    interesse nazionale. La loro realizzazione e gestione possono essere poste anche a totale carico
    dello Stato, previa deliberazione del Comitato interministeriale per la programmazione economica
    (CIPE), su proposta del Ministro dei lavori pubblici, al quale compete altresì definire la convenzione
    tipo, le direttive per la concessione delle acque ai soggetti utilizzatori, nonchè l'affidamento per la
    realizzazione e la gestione delle opere e degli impianti medesimi.
    6. Le opere e gli interventi relativi al trasferimento di acqua di cui al presente articolo sono
    sottoposti alla preventiva valutazione di impatto ambientale, secondo quanto previsto dal decreto
    del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 1988, n. 377 , e successive modificazioni.
    7. L'approvazione degli accordi di programma di cui al comma 2 comporta variante al piano
    regolatore generale degli acquedotti.
    18. Canoni per le utenze di acqua pubblica
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    1. Ferme restando le esenzioni vigenti, dal 1o gennaio 1994 i canoni annui relativi alle utenze di
    acqua pubblica, previsti dall'articolo 35 del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e
    sugli impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 , e successive
    modificazioni, costituiscono il corrispettivo per gli usi delle acque prelevate e sono così stabiliti:
    a) per ogni modulo di acqua ad uso di irrigazione, lire 70.400, ridotte alla metà se le colature ed i
    residui di acqua sono restituiti anche in falda;
    b) per ogni ettaro, per irrigazione di terreni con derivazione non suscettibile di essere fatta a bocca
    tassata, lire 640;
    c) per ogni modulo di acqua assentito per il consumo umano, lire 3 milioni;
    d) per ogni modulo di acqua assentito ad uso industriale, lire 22 milioni, assumendosi ogni modulo
    pari a tre milioni di metri cubi annui. Il canone è ridotto del 50 per cento se il concessionario attua
    un riuso delle acque a ciclo chiuso reimpiegando le acque risultanti a valle del processo produttivo
    o se restituisce le acque di scarico con le medesime caratteristiche qualitative di quelle prelevate.
    Le disposizioni di cui al comma 5 dell'articolo 12 del decreto-legge 27 aprile 1990, n. 90,
    convertito, con modificazioni, dalla legge 26 giugno 1990, n. 165, e successive modificazioni, non
    si applicano limitatamente al canone di cui alla presente lettera;
    e) per ogni modulo di acqua per la pescicoltura, l'irrigazione di attrezzature sportive e di aree
    destinate a verde pubblico, lire 500.000;
    f) per ogni kilowatt di potenza nominale concessa o riconosciuta, per le concessioni di derivazione
    ad uso idroelettrico lire 20.467. E' abrogato l'articolo 32 della legge 9 gennaio 1991, n. 9 , e
    successive modificazioni;
    g) per ogni modulo di acqua ad uso igienico ed assimilati, concernente l'utilizzo dell'acqua per
    servizi igienici e servizi antincendio, ivi compreso quello relativo ad impianti sportivi, industrie e
    strutture varie qualora la richiesta di concessione riguardi solo tale utilizzo, per impianti di
    autolavaggio e lavaggio strade e comunque per tutti gli usi non previsti alle precedenti lettere, lire
    1.500.000.
    2. Gli importi dei canoni di cui al comma 1 non possono essere inferiori a lire 500.000 per
    derivazioni per il consumo umano e a lire 3 milioni per derivazioni per uso industriale.
    3. E' istituito un fondo speciale per il finanziamento degli interventi relativi al risparmio idrico e al
    riuso delle acque reflue, nonchè alle finalità di cui alla legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive
    modificazioni. Le maggiori entrate derivanti dall'applicazione del presente articolo e quelle derivanti
    da eventuali maggiorazioni dei canoni rispetto a quelli in atto alla data di entrata in vigore della
    presente legge sono conferite al fondo di cui al presente comma. Le somme sono ripartite con le
    procedure di cui alla medesima legge n. 183 del 1989.
    4. A far data dal 1o gennaio 1994 l'articolo 2 della legge 16 maggio 1970, n. 281 , non si applica
    per le concessioni di acque pubbliche. A decorrere dalla medesima data le regioni possono istituire
    un'addizionale fino al 10 per cento dell'ammontare dei canoni di cui al comma 1.
    5. Con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro del tesoro, da emanare entro
    trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità per
    l'applicazione del presente articolo e per l'aggiornamento triennale dei canoni tenendo conto del
    tasso di inflazione programmato e delle finalità di cui alla presente legge.
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    6. E' abrogato il comma 1 dell'articolo 5 del decreto-legge 15 settembre 1990, n. 261 , convertito,
    con modificazioni, dalla legge 12 novembre 1990, n. 331.
    7. Al comma 2 dell'articolo 2 della legge 23 dicembre 1992, n. 498 , le parole da: "Le maggiori
    risorse" fino a: "delle sostanze disperse." sono soppresse.
    19. Poteri sostitutivi
    1. Qualora la regione non individui nel termine di cui all'articolo 8, comma 2, gli ambiti territoriali
    ottimali, il Presidente del Consiglio dei ministri, previa congrua diffida, su proposta del Ministro dei
    lavori pubblici, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
    autonome di Trento e di Bolzano, adotta i provvedimenti sostitutivi.
    2. Nei casi in cui le intese o gli accordi previsti dalla presente legge non siano conseguiti dalle
    regioni interessate, previa congrua diffida, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del
    Ministro dei lavori pubblici, provvede, su istanza anche di una sola delle regioni interessate, sentita
    l'Autorità di bacino.
    3. La regione, nella convenzione tipo di cui all'articolo 11, prevede l'esercizio di poteri sostitutivi e
    gli interventi necessari qualora siano accertate gravi irregolarità, inadempienze ed in qualsiasi altro
    caso in cui la gestione del servizio idrico non possa essere proseguita.
    20. Concessione della gestione del servizio idrico a soggetti non appartenenti alla pubblica
    amministrazione
    1. La concessione a terzi della gestione del servizio idrico, nei casi previsti dalla presente legge, è
    soggetta alle disposizioni dell'appalto pubblico di servizi degli enti erogatori di acqua in conformità
    alle vigenti direttive della Comunità europea in materia, secondo modalità definite con decreto del
    Ministro dei lavori pubblici, di concerto con il Ministro dell'ambiente. Non sono applicabili le norme
    relative agli importi degli appalti, ivi compreso il limite di importo della concessione medesima.
    2. I concessionari e gli affidatari del servizio idrico diversi dalle pubbliche amministrazioni e dalle
    relative aziende speciali sono considerati come operatori in virtù di diritti speciali o esclusivi ai
    sensi della direttiva 90/531/CEE del Consiglio, del 17 settembre 1990, e successive modificazioni.
    3. Qualora la gestione di servizi idrici rientri nell'oggetto di una concessione di costruzione e
    gestione, le relative attività sono assoggettate alla disciplina vigente in materia di appalti di lavori
    pubblici.
    Capo III – Vigilanza, controlli e partecipazione
    21. Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche
    1. Al fine di garantire l'osservanza dei princìpi di cui all'articolo 9, con particolare riferimento
    all'efficienza, all'efficacia ed all'economicità del servizio, alla regolare determinazione ed al
    regolare adeguamento delle tariffe sulla base dei criteri fissati dal Comitato interministeriale dei
    prezzi (CIP), nonchè alla tutela dell'interesse degli utenti, è istituito, presso il Ministero dei lavori
    pubblici, il Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche, di seguito denominato "Comitato".
    2. Il Comitato è composto da sette membri, nominati con decreto del Ministro dei lavori pubblici, di
    concerto con il Ministro dell'ambiente. Di tali componenti, tre sono designati dalla Conferenza dei
    presidenti delle regioni e delle province autonome e quattro – di cui uno con funzioni di presidente
    individuato con il medesimo decreto – sono scelti tra persone particolarmente esperte in materia di
    tutela ed uso delle acque, sulla base di specifiche esperienze e conoscenze del settore.
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    3. I membri del Comitato durano in carica cinque anni e non possono essere confermati. Qualora
    siano dipendenti pubblici, essi sono collocati fuori ruolo o, se professori universitari, sono collocati
    in aspettativa per l'intera durata del mandato. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri,
    su proposta del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con i Ministri dell'ambiente e del tesoro, è
    determinato il trattamento economico spettante ai membri del Comitato.
    4. Per l'espletamento dei propri compiti e per lo svolgimento di funzioni ispettive, il Comitato si
    avvale di una segreteria tecnica, costituita nell'ambito della direzione generale della difesa del
    suolo del Ministero dei lavori pubblici, nonchè della collaborazione delle Autorità di bacino. Esso
    può richiedere di avvalersi, altresì, dell'attività ispettiva e di verifica di altre amministrazioni.
    5. Il Comitato definisce, d'intesa con le regioni e con le province autonome di Trento e di Bolzano, i
    programmi di attività e le iniziative da porre in essere a garanzia degli interessi degli utenti per il
    perseguimento delle finalità di cui al comma 1, anche mediante la cooperazione con organi di
    garanzia eventualmente istituiti dalle regioni e dalle province autonome competenti.
    22. Osservatorio dei servizi idrici
    1. Per l'espletamento dei propri compiti il Comitato si avvale di un Osservatorio dei servizi idrici, di
    seguito denominato "Osservatorio". L'Osservatorio, mediante la costituzione e la gestione di una
    banca dati in connessione con i sistemi informativi delle regioni e delle province autonome di
    Trento e di Bolzano, delle Autorità di bacino e dei soggetti pubblici che detengono informazioni nel
    settore, svolge funzioni di raccolta, elaborazione e restituzione di dati statistici e conoscitivi, in
    particolare, in materia di:
    a) censimento dei soggetti gestori dei servizi idrici e relativi dati dimensionali, tecnici e finanziari di
    esercizio;
    b) convenzioni e condizioni generali di contratto per l'esercizio dei servizi idrici;
    c) modelli adottati di organizzazione, di gestione, di controllo e di programmazione dei servizi e
    degli impianti;
    d) livelli di qualità dei servizi erogati;
    e) tariffe applicate;
    f) piani di investimento per l'ammodernamento degli impianti e lo sviluppo dei servizi.
    2. I soggetti gestori dei servizi idrici trasmettono periodicamente all'Osservatorio, alle regioni e alle
    province autonome di Trento e di Bolzano i dati e le informazioni di cui al comma 1. L'Osservatorio
    ha, altresì, facoltà di acquisire direttamente le notizie relative ai servizi idrici ai fini della
    proposizione innanzi agli organi giurisdizionali competenti, da parte del Comitato, dell'azione
    avverso gli atti posti in essere in violazione della presente legge, nonchè dell'azione di
    responsabilità nei confronti degli amministratori e di risarcimento dei danni a tutela dei diritti
    dell'utente.
    3. Sulla base dei dati acquisiti, l'Osservatorio effettua, su richiesta del Comitato, elaborazioni al
    fine, tra l'altro, di:
    a) definire indici di produttività per la valutazione della economicità delle gestioni a fronte dei
    servizi resi;
    b) individuare livelli tecnologici e modelli organizzativi ottimali dei servizi;
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    c) definire parametri di valutazione per il controllo delle politiche tariffarie praticate, anche a
    supporto degli organi decisionali in materia di fissazione di tariffe e dei loro adeguamenti,
    verificando il rispetto dei criteri fissati in materia dai competenti organi statali;
    d) individuare situazioni di criticità e di irregolarità funzionale dei servizi o di inosservanza delle
    prescrizioni normative vigenti in materia, per l'azione di vigilanza a tutela dell'utente;
    e) promuovere la sperimentazione e l'adozione di tecnologie innovative;
    f) verificare la fattibilità e la congruità dei programmi di investimento in relazione alle risorse
    finanziarie e alla politica tariffaria;
    g) realizzare quadri conoscitivi di sintesi sulla base dei quali il Comitato predispone una relazione
    annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici.
    4. L'Osservatorio assicura l'accesso generalizzato, anche per via informatica, ai dati raccolti e alle
    elaborazioni effettuate per la tutela degli interessi degli utenti.
    5. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dei lavori pubblici,
    formulata d'intesa con il Ministro del tesoro e con il Ministro per la funzione pubblica, ai sensi
    dell'articolo 6, comma 3, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 , è approvata la consistenza
    della dotazione organica della segreteria tecnica del Comitato e dell'Osservatorio, cui sono
    preposti due dirigenti, rispettivamente, del ruolo amministrativo e tecnico del Ministero dei lavori
    pubblici. Per l'espletamento dei propri compiti, l'Osservatorio può avvalersi della consulenza di
    esperti nel settore e stipulare convenzioni con enti pubblici di ricerca e con società specializzate.
    6. All'onere derivante dalla costituzione e dal funzionamento del Comitato e dell'Osservatorio, pari
    a lire 700 milioni per il 1993 e a lire 1.750 milioni annue a decorrere dal 1994, si provvede
    mediante riduzione dello stanziamento iscritto al capitolo 1124 dello stato di previsione del
    Ministero dei lavori pubblici per l'anno 1993 e corrispondenti capitoli per gli esercizi successivi.
    23. Partecipazione, garanzia e informazione degli utenti
    1. Le società miste e le società concessionarie del servizio idrico integrato possono emettere
    prestiti obbligazionari sottoscrivibili esclusivamente dagli utenti con facoltà di conversione in azioni
    semplici o di risparmio. Nel caso di aumento del capitale sociale, una quota non inferiore al 10 per
    cento è offerta in sottoscrizione agli utenti del servizio.
    2. Ciascun gestore dei servizi idrici integrati assicura l'informazione agli utenti, promuove iniziative
    per la diffusione della cultura dell'acqua e garantisce l'accesso dei cittadini alle informazioni
    inerenti ai servizi gestiti nell'ambito di propria competenza, alle tecnologie impiegate, al
    funzionamento degli impianti, alla quantità e qualità delle acque fornite e trattate.
    3. Il Ministro dei lavori pubblici, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano,
    nell'ambito delle rispettive competenze, assicurano la pubblicità dei progetti concernenti opere
    idrauliche che comportano o presuppongono grandi e piccole derivazioni, opere di sbarramento o
    di canalizzazione, nonchè la perforazione di pozzi. A tal fine, le amministrazioni competenti curano
    la pubblicazione delle domande di concessione, contestualmente all'avvio del procedimento, oltre
    che nelle forme previste dall'articolo 7 del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli
    impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 , e successive
    modificazioni, anche mediante pubblicazione per estratto sulla Gazzetta Ufficiale e su almeno un
    quotidiano a diffusione nazionale e un quotidiano a diffusione locale.
    4. Chiunque può prendere visione presso i competenti uffici del Ministero dei lavori pubblici, delle
    regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano di tutti i documenti, gli atti, gli studi e i
    Archivio leggi in materia di risorse idriche e suolo del Gruppo 183
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    progetti inerenti alle domande di concessione di cui al comma 3 del presente articolo, ai sensi della
    legge 7 agosto 1990, n. 241.
    24. Gestione delle aree di salvaguardia
    1. Per assicurare la tutela delle aree di salvaguardia delle risorse idriche destinate al consumo
    umano, il gestore del servizio idrico integrato può stipulare convenzioni con lo Stato, le regioni, gli
    enti locali, le associazioni e le università agrarie titolari di demani collettivi, per la gestione diretta
    dei demani pubblici o collettivi ricadenti nel perimetro delle predette aree, nel rispetto della
    protezione della natura e tenuto conto dei diritti di uso civico esercitati.
    2. La quota di tariffa riferita ai costi per la gestione delle aree di salvaguardia, in caso di
    trasferimenti di acqua da un ambito territoriale ottimale all'altro, è versata alla comunità montana,
    ove costituita, o agli enti locali nel cui territorio ricadono le derivazioni; i relativi proventi sono
    utilizzati ai fini della tutela e del recupero delle risorse ambientali.
    25. Disciplina delle acque nelle aree protette
    1. Nell'ambito delle aree naturali protette nazionali e regionali, l'ente gestore dell'area protetta,
    sentita l'Autorità di bacino, definisce le acque sorgive, fluenti e sotterranee necessarie alla
    conservazione degli ecosistemi, che non possono essere captate.
    2. Gli utenti di captazioni nelle aree di cui al comma 1 che, alla data di entrata in vigore della
    presente legge, non siano in possesso del regolare titolo, sono tenuti a richiederlo entro sei mesi
    dalla suddetta data, pena l'immediata interruzione della captazione a loro spese. L'ente gestore
    dell'area protetta si pronuncia sulla ammissibilità delle captazioni di cui alle predette domande
    entro i sei mesi successivi alla presentazione delle stesse.
    3. Le captazioni prive di regolare titolo, o per le quali non è stata presentata domanda, sono
    immediatamente interrotte a spese dell'utente responsabile.
    26. Controlli
    1. Per assicurare la fornitura di acqua di buona qualità e per il controllo degli scarichi nei corpi
    ricettori, ciascun gestore di servizio idrico si dota di un adeguato servizio di controllo territoriale e di
    un laboratorio di analisi per i controlli di qualità delle acque alla presa, nelle reti di adduzione e di
    distribuzione, nei potabilizzatori e nei depuratori, ovvero stipula apposita convenzione con altri
    soggetti gestori di servizi idrici. Restano ferme le competenze amministrative e le funzioni di
    controllo sulla qualità delle acque e sugli scarichi nei corpi idrici stabilite dalla normativa vigente e
    quelle degli organismi tecnici preposti a tali funzioni.
    2. Coloro che si approvvigionano in tutto o in parte di acqua da fonti diverse dal pubblico
    acquedotto sono tenuti a denunciare al soggetto gestore del servizio idrico il quantitativo prelevato
    nei termini e secondo le modalità previste dalla normativa per la tutela delle acque
    dall'inquinamento.
    3. Le sanzioni previste dall'articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio
    1988, n. 236 , si applicano al responsabile della gestione dell'acquedotto soltanto nel caso in cui,
    dopo la comunicazione dell'esito delle analisi, egli non abbia tempestivamente adottato le misure
    idonee ad adeguare la qualità dell'acqua o a prevenire il consumo o l'erogazione di acqua non
    idonea.
    Capo IV – Usi produttivi delle risorse idriche
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    27. Usi delle acque irrigue e di bonifica
    1. I consorzi di bonifica ed irrigazione, nell'ambito delle competenze definite dalla legge, hanno
    facoltà di realizzare e gestire le reti a prevalente scopo irriguo, gli impianti per l'utilizzazione in
    agricoltura di acque reflue, gli acquedotti rurali e gli altri impianti funzionali ai sistemi irrigui e di
    bonifica e, previa domanda alle competenti autorità, corredata dal progetto di massima delle opere
    da realizzare, hanno facoltà di utilizzare le acque fluenti nei canali e nei cavi consortili per usi che
    comportino la restituzione delle acque e siano compatibili con le successive utilizzazioni, ivi
    compresi la produzione di energia idroelettrica e l'approvvigionamento di imprese produttive.
    L'autorità competente esprime entro sessanta giorni la propria determinazione. Il predetto termine
    è interrotto una sola volta qualora l'amministrazione richieda integrazioni della documentazione
    allegata alla domanda, decorrendo nuovamente nei limiti di trenta giorni dalla data di
    presentazione della documentazione integrativa. Trascorso tale termine, la diversa utilizzazione si
    intende consentita. Per tali usi i consorzi sono obbligati al pagamento dei relativi canoni per le
    quantità di acqua corrispondenti, applicandosi anche in tali ipotesi le disposizioni di cui al secondo
    comma dell'articolo 36 del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti
    elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775.
    2. I rapporti tra i consorzi di bonifica ed irrigazione ed i soggetti che praticano gli usi di cui al
    comma 1 sono regolati dalle disposizioni di cui al capo I del titolo VI del regio decreto 8 maggio
    1904, n. 368 .
    3. Chiunque, non associato ai consorzi di bonifica ed irrigazione, utilizza canali consortili o acque
    irrigue come recapito di scarichi, anche se depurati e compatibili con l'uso irriguo, provenienti da
    insediamenti di qualsiasi natura, deve contribuire alle spese consortili in proporzione al beneficio
    ottenuto.
    28. Usi agricoli delle acque
    1. Nei periodi di siccità e comunque nei casi di scarsità di risorse idriche, durante i quali si procede
    alla regolazione delle derivazioni in atto, deve essere assicurata, dopo il consumo umano, la
    priorità dell'uso agricolo.
    2. Nell'ipotesi in cui, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della presente legge, si proceda alla
    regolazione delle derivazioni, l'amministrazione competente, sentiti i soggetti titolari delle
    concessioni di derivazione, assume il relativo provvedimento in conformità alle determinazioni
    adottate dal Comitato dei ministri di cui all'articolo 4, comma 2, della legge 18 maggio 1989, n. 183
    , e successive modificazioni.
    3. La raccolta di acque piovane in invasi e cisterne al servizio di fondi agricoli o di singoli edifici è
    libera.
    4. La raccolta di cui al comma 3 non richiede licenza o concessione di derivazione di acque; la
    realizzazione dei relativi manufatti è regolata dalle leggi in materia di edilizia, di costruzioni nelle
    zone sismiche, di dighe e sbarramenti e dalle altre leggi speciali.
    5. L'utilizzazione delle acque sotterranee per gli usi domestici come definiti dall'articolo 93,
    secondo comma, del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti elettrici,
    approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 , resta disciplinata dalla medesima
    disposizione, purchè non comprometta l'equilibrio del bilancio idrico di cui all'articolo 3.
    29. Acque per usi industriali
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    1. Al primo comma
    dell'articolo 21 del testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti elettrici,
    approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775 , come modificato dall'articolo 6 del
    decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275, le parole: "per usi industriali diversi" sono soppresse.
    30. Utilizzazione delle acque destinate ad uso idroelettrico
    1. Tenuto conto dei princìpi di cui alla presente legge e del piano energetico nazionale, nonchè
    degli indirizzi per gli usi plurimi delle risorse idriche di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), della
    presente legge, il CIPE, su iniziativa del Comitato dei ministri di cui all'articolo 4, comma 2, della
    legge 18 maggio 1989, n. 183 , e successive modificazioni, sentite le Autorità di bacino, disciplina:
    a) la produzione al fine della cessione di acqua dissalata conseguita nei cicli di produzione delle
    centrali elettriche costiere;
    b) l'utilizzazione dell'acqua invasata a scopi idroelettrici per fronteggiare situazioni di emergenza
    idrica;
    c) la difesa e la bonifica per la salvaguardia della quantità e della qualità delle acque dei serbatoi
    ad uso idroelettrico.
    31. Piani, studi e ricerche
    1. I piani, gli studi e le
    ricerche realizzati dalle Amministrazioni dello Stato e da enti pubblici aventi competenza nelle
    materie disciplinate dalla legge 18 maggio 1989, n. 183 , e successive modificazioni, sono
    comunicati alle Autorità di bacino competenti per territorio ai fini della predisposizione dei piani ad
    esse affidati.
    Capo V – Disposizioni finali e transitorie
    32. Abrogazione di norme
    1. Gli articoli 17-bis e 17-ter della legge 10 maggio 1976, n. 319 , sono abrogati.
    2. L'articolo 12 del decreto legislativo 12 luglio 1993, n. 275 , è abrogato.
    3. Il Governo, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , adotta, su
    proposta del Ministro dei lavori pubblici, di concerto con i Ministri interessati nelle materie di
    rispettiva competenza, previo parere delle competenti commissioni parlamentari, che si esprimono
    entro trenta giorni dalla trasmissione dei relativi schemi alle Camere, uno o più regolamenti con i
    quali sono individuate le disposizioni normative incompatibili con la presente legge ed indicati i
    termini della relativa abrogazione in connessione con le fasi di attuazione della presente legge nei
    diversi ambiti territoriali.
    33. Disposizioni di principio
    1. Le disposizioni di cui alla presente legge costituiscono princìpi fondamentali ai sensi dell'articolo
    117 della Costituzione. Sono fatte salve le competenze spettanti alle regioni a statuto speciale ed
    alle province autonome di Trento e di Bolzano ai sensi dei rispettivi statuti e delle relative norme di
    attuazione.
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    34. Norma transitoria
    1. Il termine entro il quale far valere, a pena di decadenza, ai sensi degli articoli 3 e 4 del testo
    unico delle disposizioni di legge sulle acque e sugli impianti elettrici, approvato con regio decreto
    11 dicembre 1933, n. 1775 , il diritto al riconoscimento o alla concessione di acque che hanno
    assunto natura pubblica a norma dell'articolo 1, comma 1, della presente legge, è fissato in tre
    anni dalla data di entrata in vigore della legge stessa.
    AVVERTENZA Il testo delle leggi è riprodotto solo a scopo informativo e non se ne assicura la rispondenza al testo della stampa
    ufficiale, a cui solo è dato valore giuridico. Non si risponde, pertanto, di errori, inesattezze ed incongruenze dei testi qui riportati, nè di
    differenze rispetto al testo ufficiale, in ogni caso dovuti a possibili errori di trasposizione

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  • Marianna

    il copiaincolla della Galli, senza commenti aggiuntivi, per favore no! basta mettere un link (oltre al fatto che tutti sanno googlizzare).

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  • Enzo

    E' chiaro che esiste un forte conflitto politico e non tecnico dentro al problema ACQUA. Ricordo che dal 2001 al 2006 l'amministrazione di centro destra annunciava la cessione del servizio idrico alla ruzzo mentre la lista centrosinistra guidava la lotta per il No. Oggi Governa il centrosinistra e la situazione si è capovolta (vedi ultimo consiglio)10anni di incoerenza su un tema così limpido dove non ci può essere indugio sul fatto che l'acqua è vita e và difesa dai speculatori: se non lo fa la politica chi lo dovrebbe fare…..
    MARCHIONNE?!?!?!?!? Se avessimo investito su un cantiere all'anno negli ultimi dieci anni per serbatoi e reti iniziando dalle frazioni più a rischio, al posto di spenderli per approvvigionare gli stessi con autobotti allo stesso prezzo, oggi molti problemi si sarebbero risolti. Detto questo aggiungo, con la mia modesta riflessione, 5 semplici domande su altrettanti servizi:
    1) L'Autostrada ci ha attraversato tutto il territorio causando un disagio sociale e ambientale a cui non ha messo riparo con nessun tipo di investimento, non solo, per 9Km ci fa pagare 1,50(dichiarati anche illegittimi dal TAR), dicono che la manutenzione in montagna costa di più LA RUZZO che dovrà cedere per legge un minimo(e non si prevede un massimo)del 40% della società a privati, si comporterà lo stesso???
    2) Internet veloce: la Telecom gestisce delle reti vecchie che non possono caricare con l'adsl, dice che sostituirle gli costa troppo per pochi abitanti. La RUZZO che dovrà cedere per legge un minimo(e non si prevede un massimo)del 40% della società a privati, si comporterà lo stesso???
    3) Il laboratorio di fisica nucleare sotto il Gran Sasso (dove nasce l'ACQUA) ci fa dono dei suoi scarichi ma mai a investito su questo territorio. Non potrebbe iniziare dal servizio idrico!?!?
    4) La Ruzzo paga all'Enel all'incirca 1milione di euro per l'utilizzo dei canali di gronda, e il nostro territorio, prende qualcosa o continua a dare?
    5) Stavo per dimenticare il Parco…Ma noo…non è il Parco che si è dimenticato di noi.!?!?
    La Politica deve tornare a fare Politica e darsi degli obbiettivi seguendoli con coerenza senza arrendersi di fronte ad una legge che comunque e fatta sempre da uomini e donne quindi se ingiusta e di parte essa può essere modificata e il milione e 400mila firme raccolte per il referendum abrogativo ne è la dimostrazione..

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  • P.P.

    Si puo' decidere di prendere una direzione diversa solamente quando si e' arrivati in un punto in cui la strada si divide, non prima. (Sergio Bambarèn)

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  • stefano [n.a.]

    Che volete!!! quando si pensa a fare investimenti consistenti e con zero impatto ambientale li rifiutate!!!! E così ci proccupiamo di salvaguardare un ambiente che è in rovina totale da anni ormai…solo un cieco non lo vedrebbe…vieni a fano o passa a cerchiara e guarda i secchi della spazzatura come sono circondati di discariche abusive…..ma !!!!
    Penso sempre di più che la gente che abita questi posti desolati non ha tutte le rotelle a posto….( non mi riferisco a te Enzo).

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