Il versante teramano contrario all’operazione a cui Prodi ha dato il via libera: «Per noi sarà una catastrofe».
Possibili ripercussioni anche sui corsi d’acqua del nostro territorio.

Torna la querelle dell’acqua.
Infatti, il quantitativo importante di acque teramane che, con l’ordinanza di Prodi, dovranno essere dirottate dal lago di Campotosto sull’Aterno-Pesacara, che langue ormai da tempo, per essere rinvigorito, fa nicchiare molti teramani.

Già a suo tempo, e si parla dell’agosto del 2007, il reticolato idrico nei territori di Isola del Gran Sasso e delle località vicine, ebbe notevoli problemi di “portate minime vitali”: l’Enel fu costretta a incrementare i rilasci sul Mavone e sul Ruzzo per evitare l’azzeramento dell’acqua.
Ora, l’ordinanza del premier uscente, con il quale si autorizza il progetto preliminare per l’uso dell’acqua dell’invaso di Campotosto da dirottare sul fiume Aterno, ha rinfocolato le vecchie diatribe.

Il rilascio della portata sarà di circa 1.100 litri di acqua al secondo, per un totale di 34 milioni metri cubi annui, verso (e sono le parole dell’assessore Mimmo Srour) quella fogna a cielo aperto dell’Aterno, riporta in auge le
lamentele del consigliere provinciale teramano Sfrattoni che cristallizza l’episodio in un fulgido esempio: «Alcuni affluenti del Mavone- spiega- la scorsa estate si trasformarono in statici acquari o pozzanghere dove a malapena sopravvivevano i pesci e i nostri corsi d’acqua, già ridoti a torrentelli, si seccarono del tutto»; tutto ciò perché un quantitativo importante d’acqua teramana venisse in soccorso del fiume malato.

«Si va a sottrarre acqua al Tordino e al Vezzola – incalza il presidente regionale del Wwf, Dante Caserta- senza però che si intervenga sulle cause ma solo sugli effetti. Se l’Aterno ha dei problemi bisogna capire la ragione per poi intervenire su quell’aspetto e non agire in questo modo».

Il Teramano pone l’accento anche sull’alto impatto dell’opera, una sorta di collegamento dall’invaso al fiume, senza escludere il ripristino dell’adduttrice fino a Capitignano, che in una zona come il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga avrebbe l’effetto di un colpo in un occhio.

«Il problema dell’Aterno-Pescara è quello di una captazione eccessiva che giunge da centri industriali e agricoli – mette il dito nella piaga Caserta – e pertanto in quella direzione si deve agire».

Fonte: Il Messaggero