Pare che il terzo traforo del Gran Sasso sia un progetto ormai cancellato, pare. Pare, eh. Perchè quel che è certo è che un’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri ha cambiato la destinazione dei 60 milioni di euro riservati per legge (366/90) alla progettazione e alla realizzazione del terzo traforo, milioni tolti all’Anas e affidati al commissario straordinario per il Gran Sasso, Angelo Balducci, e che dovranno servire alla messa in sicurezza dei Laboratori dell’Infn-Istituto nazionale di Fisica nucleare. Solo questo è certo. "Il terzo traforo non si farà, il buon senso prevale sulla logica dei grandi appalti", esultava Legambiente sabato scorso. Calma, calma.

Già, perchè se sembra indubitabile che i soldi per il traforo non ci siano più (sia per il cambio di destinazione, sia perchè sono passati quindici anni dalla legge 366/90 ed ora costruire il traforo costerebbe ben più di 60 milioni), non è detto che in futuro non possano esserne trovati altri: l’ordinanza governativa non modifica in alcun modo l’impianto legislativo (la 366/90, la successiva legge-obiettivo e l’accordo Stato-Regione) che ha sancito la necessità del terzo traforo, e poi tra i ”progetti di messa in sicurezza” dei Laboratori, affidati al commissario ma tutt’altro che specificati, chissà che non spunti di nuovo quello che oggi si ritiene cancellato ma che (per legge, lo ricordiamo) era stato valutato come indispensabile per i Laboratori.

Fatte queste considerazioni il Wwf, l’Abruzzo social forum e il Comitato per la tutela delle acque del Gran Sasso hanno preferito condividere solo parzialmente l’entusiasmo palesato da Legambiente, dicendosi "cautamente soddisfatti" dall’ordinanza governativa. Dante Caserta, presidente regionale del Wwf: "Noi saremo soddisfatti solo quando quell’impianto legislativo sarà smantellato, e quando il commissario straordinario ed i Laboratori mostreranno d’aver cambiato rotta. Ricordiamo che il progetto del terzo traforo è bloccato da una sentenza del Tar Abruzzo contro il quale Anas e Infn hanno opposto ricorso al Consiglio di Stato: ecco, ritirare quel ricorso sarebbe un gesto di buona volontà. Come lo sarebbe che l’Infn si aprisse ad un confronto per spiegare ai cittadini quali sostanze pericolose sono stoccate sotto il Gran Sasso, e quali rischi si corrono. Nessuno ha dimenticato il caso-borexino, lo sversamento di quel liquido pericoloso nelle acque del Gran Sasso, il 16 agosto del 2002. E il commissario, poi: ha poteri illimitati, ma da due anni si sottrae ad ogni confronto. Cos’ha fatto in questi due anni, e quali progetti ha in mente, ora che disporrà di tutti questi soldi? Perchè si nasconde?". Piero Angelini e Corrado Di Sante (Comitato per la tutela delle acque e Asf) incalzano: "L’unica cosa che ci conforta è che i soldi non ci sono più, o comunque sono ormai troppo pochi per il traforo. Ma il commissario e l’Infn debbono uscire allo scoperto, tirar fuori i loro progetti, spiegare quali esperimenti si stanno conducendo, dire ai cittadini cosa si nasconde sotto la montagna. Il ministro Lunardi ha portato l’Infn ad affidare allo studio Lombardi di Lugano la realizzazione del progetto per il terzo traforo, e quel progetto è sempre là, se non ci sarà la volontà politica per fermarlo potremmo ritrovarcelo di nuovo davanti. Forse la nuova Giunta regionale dovrebbe battere un colpo".

La nuova Giunta regionale. E per essa l’assessore alle Opere pubbliche, Mahmoud ”Mimmo” Srour, ingegnere e aquilano d’adozione, che se c’è da parlare di Gran Sasso non si tira indietro. E batte il colpo richiesto: "Questa vicenda la conosco bene, anche se non conosco ancora bene il testo dell’ordinanza governativa, ma l’avrò presto tra le mani. E comunque: la decisione di stornare quei milioni era nell’aria". Una decisione che non cancella l’impianto legislativo pro-traforo. "Per forza, il Governo non può abrogare una legge con un semplice atto". E allora? "Allora adesso il commissario straordinario dovrà convocare una conferenza di servizi sulla messa in sicurezza dei Laboratori, messa in sicurezza che ritengo urgente, indifferibile. Alla conferenza di servizi partecipano tutti gli enti interessati al problema, compresa la Regione, sia pure con un ruolo consultivo". Può far poco, allora. "Eh, no: può far molto. Può vigilare strettamente, e potete scommetterci che lo faremo. Sono cambiate tante cose, è cambiato il ”vento” politico in Abruzzo e in Italia, ed è cambiata anche l’impostazione scientifica su quel che può servire a rendere i Laboratori più sicuri". Insomma, il terzo traforo potrebbe semplicemente essere superato come misura di protezione dei Laboratori. "Ecco". Ma non è detto. "Non è detto. E allora noi aumenteremo la vigilanza, perchè l’acqua del Gran Sasso è preziosa per gran parte della comunità che amministriamo. La salute degli abruzzesi ci riguarda, dobbiamo dfenderla a tutti i costi. E lì sotto, nei Laboratori, può succedere di tutto: e noi non lo vogliamo. Per questo il commissario e l’Infn dovranno spiegarci con chiarezza tutto quel che intendono fare, e dovranno essere convincenti. Noi non cederemo di un metro. Ci aspettiamo collaborazione e trasparena. Anzi: le pretendiamo. Si regolino".

Fonte: Il Messaggero