Informazioni storiche e naturalistiche sulla frazione di Isola del Gran Sasso

Il Paese

Frazione di Isola del Gran Sasso. L’abitato, si arrampica su una pendice fortemente scoscesa, conserva notevoli caratteri di antichità. Nella parte alta, infatti, si schiudono suggestive viuzze fiancheggiate da modeste case in pietra locale, delle quali alcune possono risalire anche al XV-XVI secolo. La chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Giusta, è stata rifatta completamente nel 1938, ma, certamente, esisteva già nei secoli precedenti, poiché citata dall’Antinori come depositaria degli statuti del 1540. Inoltre questa affermazione è supportata dal differente stile murario del basamento dell’edificio e dal ciborio settecentesco sull’altare maggiore.

L’abitato antico si trova nella parte più alta del paese a più di 900 m. slm, raggiungibile tramite un’irta salita che si collega alla strada provinciale di fronte alla chiesa di santa Giusta. L’abitato presenta caratteristiche tipiche dei micro borghi montani, con costruzioni in pietra locale, che si inerpicano e si incastrano tra loro.

Toponimo

Il paese è detto semplicemente “Furca” nei documenti più antichi. Nell’atto di vendita di Giovanna II a Francesco Riccardi, appare solo come “Castra Forchiae”. La specificazione “di Valle” o “della Valle” inizia con l’arrivo degli spagnoli (1526), Il toponimo Forca indica generalmente un valico montano. Alle spalle del paese, infatti, esiste il passaggio verso Pietracamela (la Forchetta, 1560m)

La legenda, invece, fa risalire il nome al fatto che in cima al paese, sotto la località detta “il Castello” ci fosse il tribunale inquisitorio della Valle Siciliana e vi si eseguissero le condanne a morte tramite impiccagione.

Storia

Dal quaternus magne expeditionis, noto come Catalogus Baronum (1150 – 1168), che registrava la leva straordinaria “nomine proelii” nelle province di terraferma del regno normanno di Sicilia, risulta che Oderisio di Collepietro detiene “Furcam”. Nel 1273 Carlo I d’Angiò re, in Alife lX. 5, nomina con mandato Egidio de sancto Liceto giustiziere di Abruzzo ultra e gli ordina di provvedere afar eseguire gli ordini fiscali già emesi inoltre di provedere afar inviare alla Camera regia le collette raccolte e infine d segnaare ai razionali l’ammontare dell subventio generale di ciascuna terra di sua giurisdizione; include nel giustizierato di Abruzzo ultra “Furca”. Nel 1419 Giovanna II regina vende a Franceso Riccardi di Ortona Forca, assieme ad altri castelli della Valle; ma questi li rende subito dopo in cambio del castello di Pescara. Nel 1454 Alfonso re a Giacomantonio Orsini, alla morte del padre Giovanni il possedimento di Forca. Nel 1479 nell’atto di procura, redatto in Napoli il XII. 17, per l’acquisizione “baronie Vallorum Siciliane” da parte di Pardo Orsini, che l’aveva acquistata da Antonello Petrucci in occasione del syo matrimonio. Nel 1496 Forca è unita al Contado aquilano. Nel 1502 Luigi XII re, in III. restituisce a Pardo Orsini le terre, i titoli e i diritti che egli vantava in Abruzzo ultra e citra; nell’elenco menziona la terra di “Furce” Nel 1526 con privilegio di investitura, Carlo V imperatore, nomina Ferdinando de Alarçon y Mendoza marchese dell “Valle Siciliana”, fino ad allora baronio infeudata a Camillo Pardo Orsini: tra le terre che costituiscono il feudo è “Furca”, essa conta in quest’anno 66 fuochi. Nel 1540, mentre è signore di Forca lo spagnolo Pietro Saga, l’università di Forca compila e riforma i capitoli e gli statuti già esistenti, stabilendo una serie di nuove norme. Così le sintetizza l’Antinori: erano in tutto cento e sette.

Come quelli delle terre convicine, così questi accennano molto simili regolamenti, e se ne ritrae, che quel Castello retto era da un Camerlengo, e da un Giudice, eletti per trimestre, ch’amministravano ragioni in Corte il Martedì, e il Sabato, a i Castellesi, ed ogni giorno pe Forestieri, che comparissero. Stavano a Sindicato finito l’uficio. Eleggeva anche il popolo due Massari, e pure trimestri: 9 Balii ogni mese. Conoscevano, ed eseguivano nelle cause di debiti, di danni dati, di fraudi d’ingiurie, e simili. Era però il Castello soggetto alla Giurisdizione del Capitano di Gustizia della valle Siciliana, e ad altri regi Ufiziali nei casi non compresi in quei capitoli, e cedeva in pena chi pè compresi accusasse a quel Capitano in pregiudizio della Giurisdizione del Camerlengo. Questo, e i Giudici eleggevano i Viali, cioè misuratori delle vie pubblich nel Castelo, e fuori, perchè si mantenessero larghe quattro braccia di canna comune, e ne affiggessero i termini, riaprissero le vie chiuse, o le dirupate. I massari invigilassero, e punisserochi facesse opere servili nelle Domeniche, nella festa di S.Giusta Protrettrice del luogo, e nelle altre di precetto, chi occupasse o danneggiasse prati, orti, vigne, deviasse corsi d’acque, chi non tenesse chiuse, le possessioni lungo la via della costa del Ceraso, o della chiesa di San Salvatore in sotto; chi lavorasse terreni di scadenze senza licenza chi tagliasse erbe fresche prima del 31 luglio da Collicelli in sotto. Era lecito prò tagliare verso il piano delle macchie ed altre simili. Si faceva anche l’elezione de Giurati in ciascuna delle Ville, per invigilare i Bestemmiatori, e degli ingiurianti. Dovevano finalmente gli Ufiziali prescrivere i cinfini delle guardate di Fano, che incominciavano dal Colle d’Ecceto in sopra per dirittura al fonte del Bernardi, ae al passo dell’Aquila, e di lato il fiume Maone, dall’altro i tenimenti di S.Niccola, e da capo la Serra di Torricella. Cosi pure le guardate di Forca dal Fonte della Volpe, e a capo tenimento di Tossicia, e da un lato quello di Tossicia e di Forca, e a i piedi il Fossato. Si valutarono le monete correnti in quella terra; ma sembra che dopo il 1540 non si sentano che le sole Celle, soldi, carlini, tarini e grana.

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Forca di Valle 42.520905, 13.637783 Forca di Valle Altitudine: 808 m s.l.m. Abitanti: 199 Patrono: San Franco Festività: 5 Giugno (Indicazioni stradali)