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Viaggio attraverso l'Abruzzo pittoresco

creato da Gianluca Di Carlo - pubblicato il 19/08/2009 12:26

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Edward Lear Edward Lear 

Edward Lear nacque ad Halloway, presso Londra, nel 1812 e morì a San Remo nel 1888, dove è sepolto. Scrittore e paesaggista visse per lungo tempo in Italia, molto apprezzato per le sue collezioni di disegni di animali e di paesaggi.

Illustrated Excursions in Italy (Escursioni illustrate in Italia, 1846) sono un lungo reportage di viaggio in cui, tra l'altro, raccontò monti, mari e genti d'Abruzzo viaggiando per oltre tre mesi, a tre riprese, tra il 1843 e l'ottobre del 1844. La sua è una testimonianza di prim'ordine sulla cultura, la società e il paesaggio dell'Abruzzo preunitario.

Segue un breve stralcio del suo soggiorno ad Isola del Gran Sasso tra il 30 settembre ed il 2 ottobre 1843. In allegato è possibile consultare la sua opera completa.

30 settembre 1843

Le nuvole indugiavano ancora pesantemente sulle montagne,ma ho deciso ugualmente di partire per Isola, un paesino ai piedi del Gran Sasso, presso il quale volevo trattenermi per averne una migliore conoscenza.

Di buon mattino ho lasciato la città di Penne. Per l'intera giornata l'escursione si è svolta nelle vicinanze dell'alta catena di montagne che divide la provincia dell'Abruzzo Ulteriore Primo da quella dell'Abruzzo Ulteriore Secondo, ma non ho trovato motivi di particolare interesse; non ci sono stati paesi lungo il nostro percorso, ad eccezione di Bacucco e di Colle d'Oro, che si trovano in mezzo a basse colline boscose, sovrastate da montagne con cime oscure o attraversate da letti di corsi d'acqua, che d'inverno diventano torrenti impetuosi.

Verso sera, per sentieri tortuosi attraverso boschi panoramici, abbiamo raggiunto Isola, che si trova su di una lingua di terra tra due fiumi che quasi la circondano. È un posto incantevole; subito dietro di esso s'innalzano la piramide isolata del monte Corno e il Gran Sasso, in magnifico sfondo.

Don Lionardo Madonna, per il quale avevo una lettera, era estremamente timoroso e stava sulle spine perché sospettava che fossi un bolognese rivoluzionario fuggito oltre frontiera; ma l'ho assicurato dicendogli che mi proponevo di partire subito verso L'Aquila per la via del Gran Sasso, piuttosto che trattenermi con il rischio di un'altra nevicata, che avrebbe bloccato il valico e mi avrebbe costretto a tornare sulla costa. Questo valico, che si trova immediatamente a ridosso della montagna, è solitamente chiuso, ad eccezione che nei mesi caldi estivi, quando ne usufruiscono le popolazioni di Teramo, perché è la via diretta per trasportare i prodotti della loro provincia, vino e olio,all'Aquila.

Don Lionardo, avendo un malato in casa, mi ha trovato un alloggio in una costruzione dall'aspetto assai infelice; tuttavia, dopo aver disegnato il paese, mi sono ritrovato dentro le sue mura scalcinate, assai contento di ripararmi accanto ad un camino, dove bruciava scoppiettando legna in abbondanza, perché il freddo della sera era pungente.

Una vecchia, donna Lionora, che, come molte di quelle dame osservate nel corso della giornata, aveva il gozzo, mi ha cucinato un po' di fagioli e un pollo arrosto, ma la sua abitazione era così sudicia e misera che per appetirli avrei dovuto aver fatto un lungo viaggio. Mentre ero seduto presso il camino, che per giunta ci deliziava con il suo fumo, sono stato sorpreso perché sono entrati parecchi grossi maiali, che hanno attraversato con comodo la cucina, se così questa si poteva chiamare, e sono andati dentro nella stanza dove dovevo dormire: «Sapete che ci sono entrati i porchi?», ho detto alla buona Lionora. «Ci vanno a dormire», mi ha risposto candidamente. Ho pensato: finché ci sono io, non ci dormiranno; perciò li ho cacciati fuori senza indugio e con ciò ho fatto meravigliare tutta la famiglia.

Qualcuno dei paesani sotto voce ha detto: «È matto»; un vecchio ha poi aggiunto: «Lo sono tutti, tutti, tutti; tutti gl'Inglesi sono matti». Egli poi ha documentato questa sua affermazione con il fatto che il solo inglese conosciuto per aver visitato Isola, molti anni prima, aveva commesso quattro orribili stravaganze, di cui bastava una per privarlo della qualifica di uomo razionale; quel tale spesso beveva acqua invece che vino; più volte pagò un oggetto più di quello che valeva; insisteva a camminare a piedi anche quando aveva noleggiato un cavallo; si lavava sempre, «sì - anche due volte la giornata!». Mentre il vecchio raccontava tali assurdità, i presenti lo ascoltavano con sguardi di incredulità e di compassione.

1 Ottbre 1843

Il profilo del Gran Sasso era chiaro, ma i suoi fianchi scoscesi erano coperti con neve scintillante. Non vi erano muli disponibili perché erano stati tutti condotti all'Aquila per trasportare il vino, ma don Lionardo Madonna mi ha fatto sapere che ne avrei potuto avere uno a disposizione verso sera, aggiungendo che, se fossi partito dopo la mezzanotte, avrei potuto compiere il viaggio fino all'Aquila in tredici o quattordici ore di buon cammino. Perciò ho deciso, perché Isola mi interessava poco, di trascorrere la mia giornata tranquillamente in montagna.

Che panorama grandioso c'è attorno ad Isola!

Le macchie scure di boschi sui fianchi delle montagne circostanti contrastavano con le nevi splendenti delle cime e al di sopra di esse c'era il bel cielo azzurro italiano. Si sentivano appena il mormorio di due corsi d'acqua che scorrevano nei loro letti ghiaiosi nella profonda valle di sotto o, di tanto in tanto, le lontane e tremolanti note degli Zampognari(zampognari o pifferai sono pastori o suonatori di cornamusa).

Il sole scendeva dietro il Gran Sasso e solo le nevi brillavano ancora nel cielo azzurro che imbruniva. I grilli della notte incominciavano ad emettere il loro mono tono cri-cri: era ormai ora di metter fine al mio vagare sulla montagna e discendere ad Isola. Prima di tornare alla mia bella casa, si fa per dire, ho avuto cura di comprare una grossa gallina; questa e una bottiglia di vino invecchiato di ventinove anni, dono di don Lionardo Madonna, erano il viatico per il giorno dopo; Nicodemo, che mi sarà di guida, è stato già avvertito di star pronto a partire di buon'ora.

2 Ottobre 1943

Siamo partiti verso le tre di notte e, man mano che la luce cresceva, lo scuro profilo del torreggiante monte Corno ci appariva sempre più magnifico.

Camminavamo attraverso una valle con belle querce lungo un fiume e il panorama mi ricordava i parchi dell'Inghilterra.

Al sorger del sole, quando il freddo e grigio lato orientale della montagna si è illuminato improvvisamente come una massa di rubino, eravamo saliti fino al paesello di Fano, oltre il quale di nuovo abbiamo attraversato il fiume che avevamo così a lungo seguito, e siamo saliti rapidamente per ripidi sentieri di gesso, attraverso dei boschi di alti faggi per tre o quattro ore: mai mi sono goduta una salita più bella. A trequarti di strada, Nicodemo e io abbiamo fatto uno spuntino e poi siamo andati avanti sulla neve abbagliante, sotto un cielo chiaro e un sole caldo.

Finalmente abbiamo raggiunto la sommità del valico e dato l'addio al panorama verso il nord, sopra la provincia di Teramo, notevole più per la sua estensione che per la bellezza. L'abbiamo lasciata per una pianura tranquilla come quella che attraversammo il 3 Agosto, circondata da alte pareti rocciose, oltre le quali l'azzurra Maiella coperta di neve e il Morrone di colore grigio innalzavano le cime da lontano.

Lunghe greggi di pecore di colore scuro come il giaietto andavano a svernare nelle Puglie e alcuni falchi, emettendo suoni striduli, volteggiavano e si libravano nell'aria sopra di esse. La tranquillità di questi alti pascoli è grande e mi sono gustato un quarto d'ora di riposo presso una fontana dalle acque chiare.

Abbiamo poi cominciato a salire sulla parete di questa oasi di pace e, giunti in cima, si è presentato ai nostri piedi di nuovo l'intero panorama delle montagne degli Abruzzi.

Un noioso succedersi di colline e una discesa interminabile per i ripidi fianchi della montagna ci hanno impegnati per tre ore; poi siamo arrivati ad Assergi: un paesino con le mura diroccate, e un castello che guarda su di una lunga e assai stretta valle; attraverso di questa, un sentiero a lato di un corso d'acqua, bordato di pioppi, conduce a Paganica, un altro paese nella grande valle dell'Aquila, a circa due ore di cammino da questa città, che abbiamo raggiunto al tramonto del sole.

Qui, in seguito ad un precedente invito fattomi dal principe Giardinelli, sono andato direttamente all'Intendenza e sono rimasto dispiaciuto perché ho trovato l'Intendente afflitto da una grave malattia. Tuttavia, dopo la cena, abbiamo avuto una simpatica riunione nella sua piccola camera, e donna Caterina, di statura minuta, si dimostrava ancora piena di meraviglia per quanto aveva visto a Roma, donde era da poco ritornata.

Sono stato felice nel ricevere una lettera di K.: è arrivato sano e salvo a Tivoli, invece di precipitare nella cascata delle Marmore.

Allegati
Lear, Escursioni illustrate negli Abruzzi   1.3 MB 
Lear, Escursioni illustrate negli Abruzzi.pdf
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