Umito - 25 Aprile 2006
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Unescursione ricca di contenuti storici oltre che affascinante dal punto di vista naturalistico e paesaggistico ad Umito, piccola frazione di Acquasanta Terme (AP).
Il 25 aprile, giorno in cui il nostro Paese ricorda la liberazione dal nazi-fascismo, la sezione del C.A.I. di Isola del Gran Sasso ha proposto un’escursione ricca di contenuti storici oltre che affascinante dal punto di vista naturalistico e paesaggistico. Partiti in auto da Isola alle 6:30, i 15 partecipanti, tra cui la piccola Giulia di 10 anni, hanno raggiunto il punto di partenza per l’escursione ad Umito, piccola frazione di Acquasanta Terme (AP), dove nel Marzo 1944, si è svolta una cruenta battaglia tra i partigiani che si rifugiavano in questi selvaggi territori ed i nazisti, accompagnati da un ufficiale acquasantano passato al nemico. Ci furono, in quell’occasione, più di cinquanta morti e, a ricordo di questo triste episodio, tra Pozza ed Umito fu edificato un piccolo cimitero partigiano.
Lasciate le auto ci si è avviati per il sentiero che, costeggiando il fiume, si addentra nel bosco di castagni secolari e di ampie faggete in uno scenario molto affascinante, ancora ricco dei segni di una forte antropizzazione che, nel passato, ha caratterizzato questi luoghi. Per secoli, infatti, l'economia della zona si è concentrata sulla produzione di carbone, un'attività di cui sono ancora rimaste tracce molto visibili. Lungo la salita alle cascate si sono incontrate ampie piazzole dove veniva allestita la carbonaia, rovine di muri in pietra che costituivano probabilmente piccole abitazioni, anfratti e grotte che servivano da ricovero notturno per i carbonai e per le loro famiglie, addirittura un forno ancora ben conservato, il caratteristico "fometto", ricavato nella roccia, testimonianza della caparbietà e dell'ingegno dei montanari che soggiornavano in questi luoghi, utilizzato per la cottura del pane e dei cibi.
Proseguendo per il sentiero, dopo aver guadato abbastanza agevolmente il torrente, si è proseguito costeggiando il fiume che scorre impetuoso su grandi lastroni di arenaria, formando i caratteristici scivoli della Volpara; giunti infine ad una piccola sella, dopo circa tre ore di cammino, lo spettacolo che si è presentato dinanzi agli occhi dei partecipanti è stato diverso da quello atteso. Le spettacolari cascate della Volpara, infatti, erano purtroppo ancora sommerse da neve e terra, frutto delle slavine causate dalle abbondanti nevicate dello scorso inverno.
Il sentiero stesso, che costeggia gli ampi salti d’acqua e conduce sino alla Macera della Morte a quota 2073 metri, era coperto dalla neve, si è pertanto deciso di rinunciare all’ascesa.
Durante il tragitto di ritorno si è resa necessaria una deviazione lungo il Rio della Prata, e, guidati dal frastuono dell'acqua, si è giunti, dopo un quarto d'ora, alla base della spettacolare cascata della Prata, completamente immersa nel verde e di grande impatto emotivo che ha parzialmente ricompensato i partecipanti dello spettacolo a cui sono stati costretti a rinunciare in precedenza.

















complimenti