Di Giancamillo: «Servono fonti di approvvigionamento alternative per garantire l’acqua ai paesi».

Il censimento delle sorgenti presenti sul territorio di Isola del Gran Sasso per poterle utilizzare, qualora fosse possibile, per alimentare i borghi che, spesso, subiscono problemi nella
fornitura d’acqua. E’ questa la richiesta avanzata dall’amministrazione comunale di
Isola del Gran Sasso alla Regione alla
Ruzzo Reti. Una richiesta che va nella direzione della ricerca di fonti di approvvigionamento alternative
e che permetterebbe di avere
ulteriori risorse idriche da utilizzare anche nei casi di emergenza. Ad annunciarlo, in una nota di risposta alle opposizioni, è l’assessore Massimo Di Giancamillo che
ieri è intervenuto per ribattere alle
richieste di Crescita Comune riguardanti proprio la delicata situazione delle acque nel
comprensorio di Isola del Gran
Sasso.

«Per troppi anni una ricchezza
come l’acqua è stata trascurata e
lasciata al suo destino investendo
invece in realtà con essa confliggenti, come l’Autostrada dei Parchi e soprattutto il laboratorio
dell’Infn – afferma Di Giancamillo –

Indubbiamente parliamo di tre
eccellenze che oggi coesistono
forzatamente tra loro ed è arrivato
il momento di stabilire delle priorità. L’acqua è senz’altro un bene
vitale che deve avere la precedenza su tutte le altre realtà invece
oggi è quella che viene maggiormente sacrificata. La nota che è pervenuta nei giorni scorsi dal comitato politico locale di Crescita Comune ha il sapore solo politico di chi vuole salire in sella al lavoro svolto, e che è già in uno stadio avanzato, dall’Amministrazione che per la prima volta, nella storia
di Isola Del Gran Sasso, si è interessata a difendere e valorizzare
questo bene primario che nasce
sul nostro territorio. Per troppi
anni amministrazioni dissennate
sono state solo spettatrici passive
di quello che succedeva sul nostro
territorio trascurando l’impatto
che la realizzazione delle opere
autostradali e dei laboratori dell’Infn avrebbero avuto sull’acqua
e sull’ambiente disinteressandosene completamente – aggiunge Di
Giancamillo – Opere che risultano
di sicura importanza ma i cui
danni prodotti, sotto gli occhi di
tutti, ricadono solo sul nostro territorio, mai risarcito anche da evidenti e ricorrenti danni ambientali».

I RISULTATI. Di Giancamillo sottolinea come Isola del Gran Sasso sia diventato un attore primario
partecipando, con ruolo di proposto e di controllo, al tavolo tecnico
regionale che autorizza i lavori di
ordinaria e straordinaria manutenzione dei laboratori e dell’autostrada e le opere di messa in
sicurezza. «Grazie a questo tavolo tecnico ed al ruolo attivo dell’amministrazione sono stati implementati la strumentazione di controllo consistente in 2 spettrometri di massa per l’analisi in continuo di eventuali sostanze inquinanti nell’acqua e sono stati aumentati i
prelievi dell’acqua, da 700 a piu di
4000 all’anno – continua l’assessore isolano – Proprio in questo tavolo tecnico l’amministrazione, insieme all’Ersi, ha fatto richiesta sia alla Regione che all’ente gestore Ruzzo di un censimento delle sorgenti naturali esistenti sul nostro territorio onde controllarne la portata d’acqua al fine di destinarle alle quelle frazioni che oggi non sono ‘protette’ dai vasconi di
San Pietro. Si è chiesto alla Ruzzo
Reti di valutare anche il ripristino
del canale di gronda dell’Enel, reso inutilizzabile da una grossa
valanga, per destinare quell’acqua
a tutto il territorio isolano. Ci auguriamo che la Ruzzo Reti a breve
produca i risultato di questo censimento».

LE POLEMICHE. «Concludo dicendo ai consiglieri di opposizione di Crescita Comune che non bisogna minimizzare l’impatto ambientale dell’Infn e che non è solo l’evento dello scorso maggio che ha destato molta preoccupazione e molto allarmismo ma i continui incidenti che si sono susseguiti dal 2002, con Trimetilbenzene, ai barattolini magici
evaporati e ricondensatisi di Diclorometano – conclude Di Giancamillo – Per tutti questi incidenti
si è costituito un tavolo tecnico
che oggi sta valutando lo studio di
messa in sicurezza dell’acquifero
del Gran Sasso per isolarlo, per
quanto possibile, dall’interferenze
nefaste del laboratorio e dell’autostrada.

Fonte: La Città