Se n’è andata una delle ultime testimonianze viventi della seconda guerra mondiale. Un uomo che ha vissuto sulla sua pelle le difficoltà della Campagna di Russia e che era diventato un simbolo della commemorazione degli Alpini che ogni anno si svolge a Isola del Gran Sasso in ricordo della battaglia di Selnyj Jar.

E’ morto ieri, all’età di 96 anni, Ercolino Nori, uno degli ultimi superstiti della campagna di Russia. Un uomo che non ha fatto mai mancare la sua testimonianza e che insieme a pochissimi suoi corregionali è riuscito a tornare sulle montagne abruzzesi dopo un viaggio lungo e difficile.

Seppur assente all’ultimo raduno degli alpini di Isola, a causa delle sue condizioni di salute precarie, Ercole è rimasto vigile fino alla fine. «Voleva esserci ad Isola», racconta il figlio Giovanni, «ma non ce la faceva fisicamente, poiché da qualche mese aveva dei problemi di salute e non gli reggevano le gambe, lui che era stato sempre un giovanotto».

Ed è proprio Giovanni a ricordare Ercole e a dipingerlo come «un bravo papà, un grande esempio per noi. Attento alla famiglia, si è sempre dato da fare per portarla avanti, così come si è prodigato per fare del bene a tutti».

Ercole, che aveva lasciato Ceriseto, piccola frazione di Isola, nel 2011, subito dopo la morte della moglie Vincenzina Di Francesco, viveva da qualche anno a Teramo. Partito per il fronte nel 1942 con la 119ª compagnia del battaglione alpini L’Aquila, era sposato da soli quindici giorni quando salì sul treno che lo portò in Russia. «Abbiamo trascorso tredici giorni prima di arrivare al fronte, sotto l’acqua e il freddo», raccontava lo scorso anno. «la mia compagnia si trovava a quaranta chilometri di distanza dal resto della truppa. Solo di notte ci avvicinavamo al fronte per prestare soccorso. La vita era dura: mangiavamo poco, spesso eravamo costretti ad uccidere i muli, nostro mezzo di trasporto. Di notte ci bombardavano e di giorno ci mitragliavano», proseguiva il suo racconto Ercole, «per tentare di ripararmi, mi tuffavo nella neve con la testa sotto la slitta. Ho passato i guai».

Ercole, come purtroppo accadde a pochi, ebbe la fortuna di sopravvivere a quell’inferno. «Io ed un commilitone per salvarci ci attaccammo, durante il passaggio di un treno merci, alle maniglie dei vagoni e viaggiammo così tutta la notte fino all’Austria. Quella notte avevo questa immagine di San Gabriele che porto tutt’ora con me. È lui che ci ha protetti. Scesi dal treno con le ginocchia, perché avevo mani e piedi congelati e non riuscivo più a camminare».

Un simbolo ed un esempio, come ha sottolineato il capogruppo della Sezione Ana di Isola Giulio Ciarelli. «Una persona che rappresenta una generazione completamente diversa, che aveva il senso del rispetto e il senso dell’onore – ha detto Ciarelli – generazione di 20enni partita per la Russia senza sapere se sarebbe tornata a casa. Gente che merita di essere onorata per sempre».

I funerali di Nori si svolgeranno oggi alle 14.30 nella chiesa di Villa Mosca. La salma sarà poi tumulata nel cimitero di Isola.