Martedì prossimo a Isola del Gran Sasso si svolgerà un’ assemblea pubblica per informare la popolazione e Lolli ha chiesto aiuto anche ai media per “scongiurare il rischio che si creino suggestioni eccessive.

Le associazioni si muovono per chiedere di stoppare l’Infn: «A rischio acqua, ambiente e 800mila persone»

Comitati e associazioni ambientaliste chiedono di bloccare subito l’esperimento Sox ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso, visto che prevede l’utilizzo di una sorgente di Cerio 144 proveniente da combustibile radioattivo di un reattore nucleare russo. Gli ambientalisti lanciano l’allarme sui potenziali rischi per l’ambiente circostante, in caso di incidente.

Ieri la Regione Abruzzo ha sospeso l’esperimento (che in realtà al momento non è ancora iniziato), ottenendo che riparta l’iter di controlli a seguito dei quali Sox è già stato autorizzato. «In questi giorni un camion vuoto è entrato nei Laboratori e ne è uscito, senza trasportare materiale radioattivo, per fare una prova generale del nuovo esperimento. Ma di questa prima attività il tavolo congiunto non è stato informato e per ora la fermiamo», ha dichiarato il vicepresidente della Giunta regionale d’Abruzzo, Giovanni Lolli, incontrando la stampa dopo che il Movimento ‘Mobilitazione Acqua Gran Sasso’ nei giorni scorsi aveva messo in guardia dall’accogliere materiale radioattivo nei laboratori sotterranei, in una “zona sismica e piena d’acqua”.

E mentre Lolli a L’Aquila spiegava che la Regione “non ha un potere specifico di fermare l’esperimento Sox”, ma che ha chiesto nuove certificazioni da aggiungere a quelle già ottenute dall’Ispra del ministero dell’Ambiente, a Pescara Augusto De Sanctis del Movimento lanciava un appello alla mobilitazione generale e alla trasparenza. «La Regione è quasi nuda davanti a sfide e rischi del genere – ha dichiarato l’attivista – tutti i reattori nucleari sono schermati, fino al primo incidente. E un eventuale incidente avrebbe un impatto catastrofico su tutto l’Abruzzo, su parte delle Marche e sul mare Adriatico». Il pericolo, ha riferito De Sanctis fornendo schede tecniche sull’esperimento Sox rese pubbliche dagli stessi ricercatori internazionali che collaborano al progetto, riguarda l’eventuale “rilascio massivo della sostanza radioattiva usata nell’esperimento, che renderebbe immediatamente radioattiva l’acqua degli acquedotti di L’Aquila e Teramo e dei fiumi sui due lati della montagna».

Al ‘tavolo’ cui Lolli ha fatto riferimento siedono Regione, Strada dei Parchi, società idriche, Asl aquilana e Laboratori del Gran Sasso dell’Infn. Un tavolo, ha specificato Lolli, che “metterà becco su tutto finché operiamo in un sistema in cui c’è rischio, anche teorico, di contaminazione di uno dei sistemi acquiferi più importanti del Centro Italia: il tavolo si accoppia e sovrappone alle leggi nazionali, anche perché siamo all’interno del Parco nazionale Gran Sasso-Laga. Bisogna dire le cose come stanno – ha comunque avvertito il vicepresidente della Regione – altrimenti facciamo danni enormi: l’Istituto di Fisica si chiama “nucleare”, ma all’interno non avvengono o avverranno attività tipo Fukushima».

In merito al test di trasporto di martedì che ha messo in allarme gli ambientalisti, i Laboratori del Gran Sasso e l’Istituto nazionale di Fisoca Nucleare, riferiscono che è avvenuto il 10 ottobre scorso e si tratta di un “trasporto ‘in bianco’, cioè senza carico” e rassicura sulla “totale protezione per persone e ambiente”.

Ma il Movimento ‘Mobilitazione acqua Gran Sasso’ ribadisce: “Faremo una lotta senza se e senza ma”, perché se il problema radioattività certamente non c’e stato il 10 ottobre, dal prossimo mese di aprile, quando è previsto l’arrivo del materiale radioattivo, sicuramente si porrà.

MOVIMENTO PER L’ACQUA.
L’attivista Augusto De Sanctis del Movimento per l’Acqua, prima Forum H2O ma anche Stazione Ornitologica Abruzzese, dice nettamente No alla ”escalation radiiattiva” nel Gran Sasso. Troppo pericolosa la convivenza tra una sorgente radioattiva all’interno dei laboratori e le captazioni dell’Acqua dalle rocce dei Laboratori. De Sanctis ha lanciato un appello alla mobilitazione generale e alla trasparenza, fissando per mercoledì un’assemblea a Teramo nella sede di Teramo Nostra. «In caso di incidente rilevante – afferma il Movimento – il potenziale impatto sarebbe catastrofico sull’intera regione e sull’Adriatico. La sorgente radioattiva entro aprile 2018 sarà posta sotto centinaia di tonnellate di idrocarburi con rischio di “effetto domino”. Il tutto in sotterraneo e in una zona fortemente sismica piena d’acqua. La quantità di emissioni della sorgente di Cerio144 in arrivo entro aprile 2018 dalla Russia, da Mayak dove si sta manipolando il combustibile nucleare proveniente dal reattore della centrale nucleare di Kola, è dell’ordine di grandezza del rilascio in mare a Fukushima di Cesio137».

Il Movimento è preoccupato per l’acqua potabile, per quella destinata all’irrigazione, per i fiumi dei due versanti teramano ed aquilano e per il mare Adriatico. «Già ora i Laboratori sono classificati come “Impianto a Rischio di Incidente Rilevante” sulla base della Direttiva Seveso Ter a causa dello stoccaggio in due esperimenti di 2.300 tonnellate di sostanze pericolose e infiammabili, 1.000 tonnellate di acqua ragia in LVD e 1.292 tonnellate di trimetilbenzene nell’esperimento Borexino (al di sotto del quale verrà piazzata la sorgente radioattiva di Sox, ndr.). Un incubo dal punto di vista dei rischi, in considerazione del possibile effetto domino (un’avaria in un impianto che causa incidenti in altri impianti vicini) e anche dal punto di vista degli interventi in caso di incendio grave o terremoto».

Il Movimento per l’Acqua Gran Sasso continua a rimproverare l’Infn per non aver divulgato informazioni chiare e trasparenti sugli esperimenti in programma nel Gran Sasso, di non aver avvisato la Regione Abruzzo e, a proposito della sorgente dell’esperimento Sox, di “raccontare la solita e stantia versione edulcorata, che ammette tra le righe che nonostante la schermatura di 19 cm di tungsteno, mai realizzata finora al mondo, una leggera quantità di radiazioni esce nelle immediate vicinanze della sorgente radioattiva”. «La Regione Abruzzo, le province e i comuni assicurino da subito la pubblicazione e divulgazione di tutta la documentazione autorizzativa varata finora sull’esperimento SOX. Si valuti la legittimità di eventuali atti e comunque ci si schieri a difesa del territorio e della popolazione senza “per ora”, senza “se” e senza “ma”!» «Ricordiamo che l’Art.94 del Decreto Legislativo 152 del 2006, in attesa di più puntuali provvedimenti delle regioni, vieta lo stoccaggio di sostanze radioattive entro 200 metri dai punti di captazione idropotabile. È scandalosa, però, la colpevole inadempienza della Regione Abruzzo che da 11 anni non perimetra e norma con vincoli adeguati le zone di protezione circostanti i punti di captazione idropotabile e la zone di salvaguadia per la ricarica degli acquiferi. Facciamo appello al ricorso al buon senso e ad un’opposizione dura e compatta dei cittadini e delle istituzioni che vogliono rappresentarli a tale progetto. Qualsiasi bravo ricercatore sa che esistono dei limiti alla ricerca. I singoli specifici esperimenti devono essere compatibili con il contesto. Visti i numerosi problemi con l’acqua già verificatisi e i potenziali rischi di questo esperimento finora non sono considerati i diritti dei cittadini a vivere in tranquillità e in un ambiente sicuro, usando le risorse che offre loro naturalmente il territorio».

L’OSSERVATORIO.
Sul fronte teramano interviene anche L’Osservatorio Indipendente per l’Acqua del Gran Sasso, che da mesi chiede di sedere al tavolo istituzionale per portare il suo contributo di trasparenza: «La situazione che si sta vivendo in merito alla gestione dell’acquifero del Gran Sasso è oltre ogni immaginazione – si legge in una nota – La notizia dei trasporti di materiale radioattivo verso i Laboratori del Gran Sasso esce sulle testate giornalistiche e grazie alle ssociazioni di volontariato. La versione dei Laboratori per cui si sarebbe trattato di un test senza trasporto di materiale radioattivo viene comunicato al telefono dal direttore dei Laboratori ad un rappresentante dell’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso.

La Regione che gestisce un tavolo tecnico sulla questione e ha promosso un protocollo sulla trasparenza e sulla gestione degli interventi nel Gran Sasso dichiara di non essere stata messa a conoscenza di attività nei Laboratori che riguardano materiale radioattivo. Gli enti locali e le altre Istituzioni si interessano alla vicenda a intermittenza. Se ne occupano nel momento delle emergenze, ma dopo tornano a “dormire”. Come si può pensare di gestire in questo modo uno dei più importanti acquiferi del Centro Italia? Leggiamo che la Regione ora chiede la sospensione dell’esperimento con il materiale radioattivo nei Laboratori. Bene, ma non sufficiente. C’è una confusione enorme e sembra che ognuno possa continuare a fare ciò che vuole, dimenticando che si sta parlando della salute di metà della popolazione abruzzese.

L’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso lo sta ripetendo da tempo: va cambiato radicalmente il modo di agire, altrimenti si continueranno a ripetere gli errori commessi fino ad oggi. Domani alle 11, l’Osservatorio ha organizzato una conferenza stampa a Teramo nella sede del Wwf per fare il punto sulla situazione e annunciare le prossime iniziative.

LA REGIONE.
Nel corso della conferenza stampa del vice presidente Lolli, è stato chiarito che la Regione Abruzzo non ha un potere specifico di fermare l’esperimento Sox che prevede l’uso di materiale radioattivo all’interno dei Laboratori del Gran Sasso, ma l’ente ha chiesto e ottenuto che ricominci l’iter di controlli che lo ha già autorizzato, con l’aggiunta di nuove certificazioni a quelle già ottenute dall’istituto Ispra del ministero dell’Ambiente. Il “tavolo” a cui Lolli fa riferimento, normato da un protocollo d’intesa firmato a settembre, vede la presenza di Regione, società autostradale Strada dei Parchi, società idriche, Asl aquilana e Lngs con l’Istituto di fisica nucleare (Infn) e “resterà in vita e metterà becco su tutto finché operiamo in un sistema in cui c’è rischio, anche teorico, di contaminazione di uno dei sistemi acquiferi più importanti del Centro Italia: il tavolo si accoppia e sovrappone alle leggi nazionali, anche perché siamo nel dominio del Parco nazionale Gran Sasso- Laga”.

Bisogna dire le cose come stanno – ha avvertito – altrimenti facciamo danni enormi». Sullo “stop” chiesto e ottenuto dai Laboratori, “non siamo pregiudizialmente contrari agli esperimenti, anzi, siamo pregiudizialmente favorevoli. Tuttavia, per la particolare complessità che ha quel tipo di esperimento, chiediamo che, ripartendo dall’inizio, sia sottoposto alla conoscenza esatta del tavolo e all’utilizzo di tutti gli strumenti di cui gli enti che lo compongono dispongono: valutazioni Vinca e Vas e tutto quello che legge prevede”.

Fonte: La Citta Quotidiano