«Isola ha bisogno di ben altro da un centro di migranti. E nessuno si è posto la domanda se fosse pronta a riceverli».

È infuriato Massimo Di Giancamillo, assessore alla protezione civile del Comune teramano di Isola del Gran Sasso dove da sabato scorso alloggiano in cinque appartamenti venticinque immigrati richiedenti asilo politico nell’ambito del progetto “Radici Culturali” portato avanti dalla ong tarantina “Salam”.

La Ong, diretta da Simona Cascetti Fernandez che gestisce lo Sprar (Servizio di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati) di Martina Franca, il più grande e il primo della provincia di Taranto.

Del progetto dell’associazione l’amministrazione comunale e i cittadini dicono oggi di non averne mai saputo nulla. Di essersi ritrovati davanti al fatto compiuto.
Una situazione che ha portato scompiglio e polemica nel piccolo centro di circa 5mila abitanti già frastornato dagli eventi calamitosi dell’ultimo anno.
Il comune ai piedi del Gran Sasso noto per la presenza del Santuario di San Gabriele dell’Addolorata e con un’economia che si regge principalmente sul turismo e sulle imprese locali, è stato, infatti, duramente colpito dai terremoti e dal maltempo del 2016 e di gennaio 2017, con il 10% della popolazione sfollata, una situazione delle scuole tra le più gravi della provincia di Teramo, con parte del centro storico zona rossa e problemi alla viabilità per il disse-
sto idrogeologico che hanno fatto rientrare la cittadina nel cratere sismico 2016.
«Con enorme sorpresa di tutti noi isolani ci siamo risvegliati con venticinque ospiti in più» spiega Di Giancamillo, «e mi chiedo il perché una Ong costituita nella lontana Taranto ci abbia mandato i migranti. Non vorrei che questo piccolo e tranquillo comune diventasse nelle intenzioni della Salam una succursale del centro di accoglienza di Martina Franca. Perché tra i tanti Comuni d’Italia ha scelto proprio Isola? L’ha attirata fin qui qualche associazione a cui è legata politicamente? E soprattutto perché non è stato condiviso il progetto con l’amministrazione comunale e in un pubblico incontro con i cittadini?».
Quando la Ong ha dato la notizia dell’arrivo dei migranti a Isola ha specificato che essi «verranno impegnati in percorsi di valorizzazione del territorio in un più ampio programma che cerca di far ripartire l’Italia delle zone terremotate» e di aver assunto otto ragazzi isolani che inizieranno a lavorare nell’accoglienza.
Ma di questi contratti il Comune non ne è a conoscenza.
«Il progetto lavoro non è stato condiviso con l’amministrazione, tiene a precisare Di Giancamillo, «Isola vive oggi i suoi problemi e le sue difficoltà dopo i recenti e ben noti disastri naturali di cui la Prefettura di Teramo e le altre istituzioni conoscono bene, ma forse chi sta a Taranto non ne ha contezza, o peggio ha pensato solo agli interessi economici. Nessuna integrazione, come in questo caso, sarà mai possibile con l’imposizione e sarebbe il caso di ridiscutere della permanenza dei venticinque migranti che è oggettivamente un numero eccessivo».

Fonte: Il Centro