La cabinovia di Prati di Tivo

La cabinovia di Prati di Tivo

Tutta in salita – difficilmente poteva essere altrimenti – la vita della seggiocabinovia dei Prati di Tivo. Il modernissimo impianto-simbolo della principale stazione sciistica teramana, inaugurato nel 2009, rischia di essere addirittura demolito. Questo è quanto dispone un’ordinanza del sindaco di Isola del Gran Sasso, Alfredo Di Varano, secondo cui l’impianto di risalita (e anche il bar in quota) sono sorti su abusi edilizi.

E’ uno dei casi “all’italiana”: in sostanza il Comune di Isola ha scoperto che La Madonnina, la zona a duemila metri dov’è il capolinea della seggiocabinovia , è nel proprio territorio. La stazione d’arrivo non sorgerebbe cioè nel comune di Pietracamela, che ha fornito tutte le autorizzazioni a costruire. Tutto questo emerge in un momento molto delicato, per tutto il comparto montano teramano: la scadenza del contratto con la Sangritana, che ha gestito nei primi tre anni l’impianto di risalita.

Siget e cassa integrazione. La scadenza del contratto, avvenuta l’altroieri, porta con sè alcune incognite. Una è sul futuro della Siget, la società che per conto della Sangritana si occupava della manutenzione degli impianti. Ieri in Provincia si è svolto un incontro in cui sono stati posti in cassa integrazione (in deroga) i 5 lavoratori della Siget, fino a dicembre. Presenti gli assessori provinciali al lavoro, Eva Guardiani, e al turismo, Ezio Vannucci. «Ci siamo impegnati a convocare le parti interessate, cioè la Sangritana e la Gran Sasso teramano (la società sorta per il rilancio della zona montana, che aveva il principale scopo di realizzare la seggiocabinovia, e che fra i soci annovera anche la Provincia, ndr), appena sentiremo sull’argomento il presidente Valter Catarra», commenta Guardiani, «qui stiamo parlando del futuro di 5 lavoratori, che d’inverno salgono a 25-30, ma anche del futuro della stazione sciistica e di tutte le attività ricettive collegate ad essa».

La Filt Cgil, presente all’incontro chiede «la riapertura in tempi certi di un’attività di grande valenza turistica, economica e strategica per lo sviluppo turistico e ambientale del versante teramano, ma anche e soprattutto di valenza occupazionale, in un territorio come quello dell’entroterra montano della nostra provincia, che risente ancora di più della crisi». Bando e stagione sciistica. Il direttore della Siget, Antonio Riccioni, parla del pericolo che la stagione sciistica salti. «Se per i primi di novembre non cambia qualcosa, non sarà possibile riavviare la stagione: bisogna fare una serie di attività, dai collaudi di riapertura alla preparazione delle piste e dei mezzi battipista. A dicembre sarà troppo tardi, se poi non va qualcosa sarà colpa nostra».

Riccioni si riferisce al bando per individuare il nuovo gestore. «Il nuovo bando è pronto da un mese e mezzo», chiarisce Marco Bacchio n, presidente della Gran Sasso teramano, «prevede un più lungo periodo di gestione, 15 anni, con l’obbligo di investimenti per l’assegnatario che deve avere un progetto completo, un’idea di sviluppo per la zona. Ci ha bloccato però il fatto che il Comune di Isola ha emesso un’ordinanza di demolizione, in quanto da rilievi che ha fatto fare con il Gprs risulta che il confine è più in basso e comprende La Madonnina. Però non ha aggiornato il catasto, per cui questa risulta nel comune di Pietracamela. A questo punto non si sa chi deve rilasciare il certificato di agibilità. Questo ha bloccato il bando. Ma in settimana si terranno una serie di incontri per risolvere il problema e penso ci sia la volontà di tutti di mettere a posto la situazione». Bacchion tranquillizza anche sui tempi: «per espletare il bando ci vogliono due mesi, ma siamo pronti anche a fare un affidamento temporaneo d’affitto». Certo, se dovesse trovare attuazione l’ordinanza di demolizione, ci si troverebbe di fronte al paradosso nel paradosso: i (quasi) 12 milioni di fondi Fas per pagare l’impianto da distruggere, in realtà, non sono mai arrivati.

Fonte: Il Centro