Un cumulo di amianto all’interno del perimetro del Parco nazionale del Gran Sasso. Alcune lastre del pericoloso materiale, utilizzato in passato nell’edilizia, si trovano tuttora nella zona degli ex cantieri della Cogefar a Casale San Nicola, frazione di Isola del Gran Sasso immersa nel verde. Il materiale giace su di una collinetta che sovrasta il paese e probabilmente è stato abbandonato da diverso tempo visto che è parzialmente ricoperto dalle erbacce. Si tratta dei resti dei lastroni ondulati che fungevano da copertura per gli edifici e che rimangono esposti alle intemperie. Intemperie che ne stanno provocando lo sbriciolamento e quindi il rilascio delle fibre cancerogene molto pericolose per l’uomo e che rischiano di inquinare i terreni circostanti.

La zona è molto vicina alle abitazioni della frazione e viene utilizzata dagli abitanti del luogo, tra le altre cose, per la raccolta della legna. Si tratta, inoltre, di un luogo molto frequentato dai turisti che utilizzano l’area circostante come punto di ritrovo per le escursioni. Fattori che accrescono il rischio di inalazione.

Ad aggravare la situazione c’è la possibilità che, secondo quanto detto da alcuni abitanti del paese, dell’amianto sia stato seppellito nei dintorni. L’inquinamento da amianto è un problema che da tempo affligge l’area. Già qualche anno fa fu necessaria una bonifica per smaltire l’eternit che si trovava negli edifici abbandonati dall’impresa che ha realizzato il traforo del Gran Sasso. Una bonifica che, a quanto pare, non è servita per ripulire del tutto l’immensa area in cui restano solo rifiuti e scheletri di baracche.

Fonte: Il Centro (p.c.)